Quel che un asparago avrebbe detto…/1

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… se gli avessi chiesto delle arance
“Avresti mai assaggiato un’arancia?” chiesi.
Il signor Asparago rispose “Guarda che non sono mica un frutto, in realtà sono andato a caccia di balenotteri una volta.”
“Ah, sì? Racconta.”
“Non c’è niente da raccontare, non ne trovai neanche uno. Forse andarli a cercare sulle colline non è stata una grande idea”
Rimasi stupefatto. Come mai aveva fatto quell’errore così madornale?
“In effetti noi asparagi cresciamo meglio sulla terraferma. Pensa al mare: è salato, blu e non possiamo mettere radici”
“Sì, ma le arance?”
“Eccola, laggiù ce n’è una” indicò l’ortaggio. “Non sembra anche a te che assomigli al protagonista di Beautiful?”
“No, non credo” risposi. “Credi che riesca a fare una pizza?”
Guardai l’agrume. Era tondo e arancione, non aveva arti di sorta, neanche un po’. “No, che poi la pizza con l’arancia? È uno schifo”
“Va bene, allora lasciamene raccogliere una” propose l’agrume, il quale si alzò e, prendendo una funivia, andò verso il portafrutta a parlare proprio col tondo arancione.
“Ti va di essere raccolto?”
“Sì” rispose. Era assurdo come avesse risposto subito affermativamente, dando il via a uno strano oggetto, a metà fra un frutto e un prodotto della terra.
“E adesso andiamo, ASPARANCIA! Alla conquista del territorio dei gessetti!”
Non capii molto bene dove potesse trovarsi il territorio dei gessetti, ma ormai i due erano andati dove non potevo più seguirli con lo sguardo, ma solo con l’applicazione del cellulare appositamente creata per seguire gli asparagi dove andavano.
L’Asparancia, o così come l’avevano chiamata loro, arrivò nella scuola a tre isolati da dove abitavamo, ed entrarono attraverso una finestra aperta. Per fortuna, era estate, quindi non disturbarono nessuna lezione, ma i gessetti ivi dimenticati sì.
“Allora!” esclamò Asparancia. “Che dobbiamo fare? La finite di deturpare le bellissime nere lavagne?”
I gessetti si guardarono. “Non stavamo facendolo, sono tre mesi che non tocchiamo le succitate!”
“Oh, adesso si chiamano succitate, eh? Ma bene! Vi faremo vedere noi!”
Asparancia si mise a rovescio diventando simile a una levetta per joystick e cominciò a cantare una canzone:
“Gessetti, siete inetti, le rime non le so, adesso vi attaccherò!”
Così cantò ma non fu affatto divertente. Un balzo e una grossa nuvola di gesso fece tossire l’aspirante supereroe.
“Ci rivedremo molto rpesto!” dichiarò. Forse l’asparago era meglio se rimanesse.

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