Condivisione: Ghost Hunters

I fantasy, si sa, sono il mio punto debole. Quando ho saputo che sarebbe uscito “Ghost Hunters” ero sinceramente interessato, perché i fantasy italiani sono pochi (di uno di questi ne abbiamo parlato) ma a questo giro voglio fare un focus su Ghost Hunter, l’esordio di Dominik Cua.

Ghost Hunter: il villaggio maledetto è solo il primo di una saga, che parla di streghe, di fantasmi, ma non in maniera convenzionale. C’è una maledizione in giro e alcuni ragazzi desiderano fermarla.

Ma di che parla, dunque? Vediamo la sinossi.

Irlanda, anno 1450. All’interno dei boschi del monte Carrantuohill, nella contea del Kerry, sorge un piccolo villaggio senza nome che conta poche centinaia di abitanti. La gente conduce una vita tranquilla e pacifica, del tutto ignara dell’esistenza di un oscuro segreto che si cela nelle profondità di una vecchia cripta in cui nessuno mette piede da innumerevoli anni. E quando tre giovani donne a conoscenza di tale segreto giungono alle porte del villaggio, cominciano a verificarsi strani avvenimenti: la notte porta con sé fitti manti di nebbia al cui interno si muovono ombre sinistre, gli animali del bosco spariscono nel nulla e la gente inizia a morire nei modi più spaventosi e incomprensibili, tanto da far sospettare che il villaggio sia caduto vittima della stregoneria. Chi sono quelle donne? E cosa si nasconde all’interno della cripta?

La verde Irlanda, mia crush nazionale da tempi immemori. Si respira aria fresca, no? E mi dispiace sapere che un piccolo villaggio possa essere così devastato. Mi sono preoccupato e allora ho chiesto all’autore che cosa succederà. Buona lettura!

1 Ciao! Rompiamo subito il ghiaccio: da cosa nasce l’idea del libro?
Ciao a te e grazie per l’opportunità! Perché il ghiaccio? Non possiamo rompere qualcosa di più caldo?
Che ci stanno 5 gradi, qui fuori. Comunque, diciamo che quando ho iniziato non avevo una vera e
propria idea di base, ma mi limitavo ad abbozzare due o tre frasi per volta. Le idee hanno cominciato a
nascere man mano che scrivevo. All’inizio l’idea era di scrivere un autoconclusivo e far morire tutti
malamente. Ma tutti! Poi è finita com’è finita ed è nata una saga.


2 Quanto tempo hai impiegato per scriverlo tutto?
Se parli di prima stesura e basta, direi all’incirca 6 mesi. La media era di 150/350 parole al giorno, ogni
tanto. Raramente qualcosa in più. Ho iniziato il 27 gennaio del 2017 e ho finito a luglio, più o meno.


3 Ti sei fatto aiutare da una playlist musicale o preferisci il silenzio?
Non te lo so dire. Quando ho cominciato a lavorare alla seconda versione, direi senza dubbio con la
musica. Se ci fosse un modo per creare la propria playlist personalizzata su YouTube, sarebbe
senz’altro d’aiuto per i lavori a venire. Ci sono altre volte in cui, però, preferisco il silenzio (perché
diciamocelo, alla fine YouTube mette le stesse canzoni fino alla nausea e un po’ ti rompi, eh. Un po’
assai).


4 Parliamo un po’ dei protagonisti, un gruppo di ragazzi con il gusto dell’ignoto. Quanto c’è di te
in loro?

Da un lato c’è Blake, che riflette appieno la mia passione per il paranormale e tutto ciò che può
provocargli paura (Guarda me, ad esempio. Vedo la gente farsela sotto per gli effetti delle paralisi del
sonno e io invece non vedo l’ora di beccarmene una o due). Poi c’è Allan, lui rispecchia il mio lato ironico
ed esasperante, anche se a volte lo prenderei io stesso a testate. Però, cavolo, sono pur sempre stato io
a crearlo! Per il resto, penso ci sia un po’ di me in ogni singolo personaggio, ma questi due mi si
avvicinano più degli altri, sotto certi aspetti.


5 Secondo te, l’ignoto è una cosa di cui aver paura?
La paura è solo una perdita di tempo che non porta a niente di utile e costruttivo. Fa bene averne, di
tanto in tanto, ma non fino a farne un’ossessione… Parlando dell’ignoto, direi di no. Non deve essere per
forza qualcosa di negativo, potrebbe benissimo nascondere cose meravigliose. Non lo sai finché non ti ci
addentri, cos’è che potrebbe andare storto, in fondo? Mal che vada trovi un fantasma incazzato e
rimpiangi di non essere rimasto a letto con la tua ragazza, ma finisce lì. Magari potresti anche morire, ma
anche quello ha i suoi lati positivi. (A meno che non succeda mentre sei seduto sulla tazza del cesso,
quello sarebbe un tantino imbarazzante.)


6 La storia parla anche del passato. Quanto è stato difficile immedesimarsi in un villaggio
sperduto irlandese di secoli fa?

Non molto, a dire il vero. Qualche ricerca qua e là su stile di vita e abitudini ed è nato tutto. In fondo
l’ambientazione è quella che è: case, chiesa e bosco. Niente di complicato. La difficoltà è nata durante la
stesura della parte ambientata nel presente. Non so tu, ma tra civiltà odierna e passata, preferisco la
natura. Tu però pensa che l’idea iniziale era di ambientarci solo uno o due capitoli nel medioevo, invece
mi ha preso ben 22 capitoli. Prendilo come un lungo prologo dell’intera saga, insomma.

7 Parlami un po’ delle tre streghe che arrivano al villaggio. Ti sei ispirato a qualcosa?
Non mi ispiro quasi mai a qualcosa, è tutto frutto della mia fantasia. Semplicemente sono apparse, così
come molti altri personaggi, e hanno preso le redini del romanzo. Io mi sono solo limitato a dar loro dei
nomi. Per farti un esempio, il risveglio di Rothbart non era assolutamente previsto: appena sono arrivato
a quella parte e l’ho visto alzarsi, ne sono rimasto più scioccato delle sorelle. Così quando mi sono
“gasato” col colpo di scena finale, anch’esso del tutto inaspettato. Ma è anche questo il bello della
scrittura, no? Non sai mai cosa succederà nelle prossime righe, a prescindere che tu abbia progettato
oppure no il romanzo. Il resto è venuto da sé.


8 Lo sai, questo è un blog comico. Hai un aneddoto da raccontarmi?
Mi tocca risvegliare l’Allan che c’è in me, insomma. Però ora come ora non mi viene in mente nulla,
quindi che ne pensi se lasciassi ai lettori un frammento di testo contenente l’ironia del personaggio?
Questo è uno scambio di battute tra i personaggi che più mi rispecchiano, tra cui appunto Allan.

Raggiunta la facciata principale della dimora, si fermarono perplessi: la porta era aperta.
«Vi chiederei se qualcuno di voi l’ha aperta prima di cominciare a camminare attorno all’edificio, ma ho paura
della risposta, quindi rimarrò in silenzio» esclamò Allan con enfasi.
Rimasero ancora immobili a una distanza di almeno cinque passi dall’ingresso, a scrutarne l’interno, ma non
videro altro che oscurità.
«Cosa facciamo noi quando degli spiriti ci invitano a entrare in casa loro?» domandò Blake ghignando.
«…Scappiamo come se avessimo il posteriore in fiamme?» rispose Allan speranzoso.
«No.»
«Diamo fuoco alla casa?»
«No…»
«Ci facciamo rinchiudere in manicomio?»
«Allan…»
«Mi scappa la pipì.»
«…Entriamo.»


9 Tu in ogni caso hai avuto a che fare col self. Qual è la tua esperienza?
Lo ammetto, la partenza non è andata così bene come speravo, nonostante le inserzioni pubblicitarie, se
poi lo unisci al fatto che non tratto un genere molto letto in Italia e che non so attirare il pubblico, le cose
non migliorano. Però non posso neanche lamentarmi, alla fine sono solo all’inizio (3 mesi dalla
pubblicazione, quasi 4). Forse questa saga non avrà il successo che spero, ma non si può mai sapere
cosa riserva il futuro. So solo che mi darò un gran da fare! A parte ciò, l’esperienza in self è più che
positiva. Solo un buon contratto propostomi da una casa editrice medio grande/grande potrebbe
convincermi a lasciare il self. (Self a vita, insomma. Wow, che ottimismo!)


10 La copertina è molto bella, evocativa, anche dal sapore gotico. Come nasce?
Grazie! Merito del grafico a cui mi sono affidato. Mi sono limitato a chiedere qualcosa che rispecchiasse
appieno il genere che è un mix tra fantasy e horror e alla fine è saltata fuori questa copertina. A dire il
vero mi sono state proposte 4 scelte, ma questa ha avuto la meglio.


11 Bene, è tutto per oggi! Grazie per il tuo tempo!
Per oggi? Quindi mi intervisterai pure domani? Troppe minacce, oh. Scherzi a parte, grazie a te per
l’opportunità! Spero che le risposte siano state formulate decentemente, sono troppo pigro per
ricontrollarle.

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