La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/45

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Lord Habraxan sapeva molto bene che Acaz e Jezrael non si sarebbero mai fermati di fronte a un nemico, e due contro uno avevano anche buone probabilità di abbatterlo per sempre. Ciò che gli premeva fare, dunque, era mettere al corrente David e la sua amata Teodolinda della vera storia della Mano della Morte, in modo che non potesse più ripetersi, nel mondo che si accingevano a costruire, vicende del genere. Con un po’ di fortuna, l’amata non lo avrebbe mai visto, tenendo per sé un ricordo triste di un uomo leggendario, e non l’avrebbe giudicato per il sanguinario che era.

“La Mano della Morte è un soprannome” cominciò Lord Habraxan. “Il suo nome è Emmànuel Von Wittenfield. È nato figlio di nobili, discendente di una famiglia antichissima, padrona di uno dei feudi più importanti del regno. Tuttavia, fu l’ultimo di sette figli, quindi nessuno si aspettò niente da lui. Tutti attorno a lui tesero a sottovalutarlo, a denigrarlo, a volte. Emmànuel decise di diventare scudiero e poi cavaliere. Era il periodo delle battaglie nelle isole del nord, quindi ebbe una grande carriera per mare, fino a diventare capitano. Improvvisamente, però, la nave di Emmànuel affondò, proprio negli ultimi giorni della battaglia. Nessuno ebbe più notizie di lui… tutti lo crederono morto. Tutti, tranne me, perché ho trovato un certo libro in un certo posto, che parla proprio di Emmànuel, il quale è giunto in uno strano villaggio, custode di un’antichissima biblioteca, forse la più antica del regno. Nessuno, tuttavia, lo riconobbe come figlio di un nobile ma come persona molto comune. Comune e dalla tanta voglia di sapere, conoscere, aiutato da una solida forza fisica. Adesso dirò una congettura. All’ombra del cipresso, messa in bella mostra, c’è la tomba di una certa Edith. Anche la custode dell’ala più proibita della biblioteca si chiamava Edith, quindi posso solo dire che Emmànuel l’abbia sedotta, convincendola ad aprire molti libri, forse troppi, perché quella biblioteca era quanto di più arcano e proibito si tramandasse. Testi quasi sacri, che sicuramente hanno avuto a che fare col soprannaturale. E più lui la seduceva, più lei apriva libri sempre più segreti. Uno di questi parlava della magia nera, che credevo non la utilizzasse più nessuno. Secondo i principi della magia nera, ciascun uomo può utilizzare suddetta magia, a patto che però se ne venda l’anima.”

Teodolinda e David erano atterriti.

“Non sto scherzando” proseguì Habraxan “Evidentemente Emmànuel era stufo di avere quel nome pesante, e forse si è anche presentato a Edith con un nome diverso, più leggero. Sta di fatto che decise di vendere la sua anima e di farsi tatuare un braccio. Vi chiederete perché un braccio solo. Il libro è arrivato ai nostri tempi incompleto e frammentato, quindi Edith, totalmente pazza di lui e soggetta a qualunque capriccio di quell’uomo, ha potuto disegnare solo una piccola parte del corpo di Emmànuel, sufficiente comunque a conferirgli un potere enorme, molto superiore alla nostra magia, che è pensata per essere vicino all’uomo e non per distruggerlo”

Fece una pausa. I due auditori pendevano dalle sue labbra. Habraxan, vedendo che nessuno aveva domande, proseguì il racconto.

“Mai Edith commise un errore più grave, a mio modo di vedere. Sono sicuro che già il giorno dopo, o addirittura il minuto successivo al completamento del disegno, Emmànuel cominciò a dare di matto. Nervoso, apatico, sadico, egocentrico e avido. Tutti i tipi di crimini risiedevano dentro un solo corpo. La sua voglia di sangue, richiamo recondito dell’Inferno, era inarrestabile e Edith venne uccisa proprio da colui che amava. Da quel momento, la Mano della Morte non si è più fermata, distruggendo quel villaggio e la relativa biblioteca, sterminando secoli di storia senza battere ciglio. Si salvarono solo pochi volumi, finiti poi in mano alla setta dei Sotterranei, che probabilmente pensavano di poter domare un demone del genere, ricattandolo”

“Infatti si è parlato tanto di quella distruzione” osservò David.

“Esatto, e dietro c’è la Mano della Morte, anche se le fonti non lo menzionano, perché alle cronache è passato come un incendio. Indomabile. Ma può un incendio seppellire le persone con tanto di tomba? Ad Edith è stato dedicato il posto migliore, forse la Mano della Morte aveva ancora qualche piccolo barlume di umanità. Le altre tredici persone sono forse gente a lui legata, o pressappoco”

Habraxan osservò con i suoi occhi rossi i suoi compagni e rivelò “Io l’ho conosciuto.”

“Lo hai visto?” chiese Teodolinda, esitando ad allungare un amano verso il suo braccio.

“Sì” rispose lui, stringendosi su se stesso. “Quando ho sterminato i Sotterranei, lui era con loro,m ma penso che sia stato stipulato un patto di non belligeranza, o comunque un’amicizia temporanea. Quello non ha sentimenti, e un uomo del genere ha appena bussato alla porta della capitale, lottando contro Acaz e Jezrael”

“Allora che ci facciamo qui? Andiamo a dare loro una mano!” disse David, voltandosi di scatto verso la porta.

“No. David, fermo!” comandò imperioso Habraxan. Chiuse la porta con la magia in modo che non possa essere aperta, e infatti David stava cercando di forzarla. “Nessuno esca di qui. Acaz e Jezrael non ce lo perdonerebbero mai”

Era importante che la storia facesse il suo corso, si disse. E in effetti, la storia compì il suo corso. Acaz venne dissolto da un accecante raggio blu. Habraxan ne sentì gli effetti anche con l’occhio della mente.

Una ragazza nominata Mary tranciò il braccio sia ad Emmànuel che a Jezrael, a causa della morte orribile subita da colui di cui era infatuata.

“È il momento” disse infine Habraxan, rivolto agli altri due. “Andiamo a salvare Jezrael”

L’uomo, tuttavia, era inquieto. Non pensava di perdere anche Acaz, eppure sulle prime la sua decisione di non intervenire non gli era sembrata errata, confidando forse sulla potenza dei due suoi allievi. Si disse che lo aveva fatto per proteggere Teodolinda, ma neanche quella scusa non era credibile. Teodolinda era stata capace di grandi magie.

E allora? Perché quella reticenza nell’affrontare la Mano della Morte, al punto di chiudersi nella stanza? Poteva davvero reggere la giustificazione secondo la quale bisognava rispettare il codice d’onore fra combattenti e non intervenire in nessuna tenzone?  In ogni caso, la sua neutralità era costata la perdita di  Acaz. Decise di non commettere più quell’errore.

Gli venne in mente anche la brutta fine che ebbe subito Alec. L’errore stava proprio davanti a lui. Aveva sopravvalutato i suoi sottoposti. I suoi amici.

E, nel momento migliore, erano caduti.

Era a quello che pensava mentre fece la sua comparsa, e agli occhi degli altri presenti si rivelò come un prodigio.

“Chi sei?” chiese un soldato del re, spaventato da quella magia. Dopo di lui, comparvero anche Teodolinda e David.

Nessuno di loro tre rispose. Habraxan si avvicinò al corpo di Jezrael. Sperò che non fosse troppo tardi.

Si muoveva, faticando a respirare. Era lercio di sangue, allo stremo delle forze, ma vivo.

Mise una mano bianca sul suo petto e deglutì. Pensò a tutto e a niente mentre gli conferiva un incantesimo guaritore.

Il moncherino si cauterizzò all’istante, come se fosse stato bruciato. Molte ferite generarono una crosta e, infine, l’uomo aprì gli occhi.

Habraxan sospirò, così come Teodolinda. I due guardarono l’infermo con occhi di predilezione.

“M… meno male” disse, rauco. “Era un mostro. Un mostro!”

“Sì, lo era” disse Habraxan, poi si alzò e analizzò la situazione.

C’era un drappello di lancieri, sicuramente inviati dal re per delimitare la zona di battaglia, avvenuta tutta la notte, fra Emmànuel, Acaz e Jezrael. Elijah doveva essere uno sciocco se pensava che gente comune avrebbe potuto fermare quel mostro. Ma, come re, doveva anche pensare all’incolumità del popolo e quell’iniziativa era la più logica da seguire.

C’era la ragazza, Mary, che si stava perdendo nelle sue lacrime. Entrò nella sua testa e vide scene terrificanti. Ne uscì immediatamente.

Era un’eroina e l’avrebbe colmata di onori, una volta finita la guerra.

Guardò il corpo di Emmànuel privo del braccio maledetto, forse rimpicciolito da quando era morto. Già era divenuto ospitante di qualche mosca e larva e una spada faceva sfoggio di sé proprio sulla sua fronte.

Che lo mangino per bene, si disse. Ne avrebbero avuto per mesi. Voltò lo sguardo e vide dei cavalli, il torace sfondato di un uomo chiamato Thomas e due uomini, di cui uno teneva in braccio un bambino che sembrava morto.

Il suo stomaco ebbe un balzo. Sapeva già che era lui. Il bambino luminoso, colui che era stato capace di magie spettacolari.

Era una sensazione facilmente riconoscibile, la stessa che provava quando vedeva Teodolinda. Sensazioni che affioravano a pelle, solo che quella situazione era molto più sinistra e malinconica, come quando qualcuno dimenticava una cosa importante, un amico di vecchia data, e poi lo si ritrovava.

“Ditemi!” comandò, utilizzando il suo solito tono autoritario. “Chi è quel bambino? Cosa possiamo fare per lui?”

“È un trovatello” spiegò Gerald. Aveva paura di quell’individuo. Non riusciva neanche a capire come fosse fatto, siccome era ammantato da capo a piedi nonostante l’alta temperatura. “Ha bisogno di riposo”

Bugiardo, si disse Habraxan. Prese ad avvicinarsi, non vedeva l’ora di vederlo da vicino.

Il ragazzo giaceva fra le forti braccia di Gerald. Dormiva.

Aveva la pelle bianchissima, come l’alabastro.

Come la Luna.

Capelli neri come la notte.

Un vestito logoro.

Una corporatura robusta e delle ferite.

Ne aveva passate tante.

“Svegliatelo” ordinò. “Devo parlare con lui”

“Non è possibile” disse Gerald. Il suo cuore batteva all’impazzata. Aveva uno strano presentimento. “Vi assicuro che ho un ottimo motivo per dire così. Domani. Vi chiedo domani, e poi potrete parlare”

“No” disse Habraxan, mentre tornava da Teodolinda. “Due settimane. Parleremo qui, alla luce della luna piena. Devo vederlo, verificare se è vero quel che si dice di lui”

Gerald diede uno sguardo pieno di panico a sir Edward.

Era la fine del viaggio di Mond o c’era dell’altro? E cosa ne sarebbe stato di loro?

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