Le avventure delle nuvole/3

white clouds
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I Cumulonembi e la pioggia

 

“Alla fine non abbiamo più mangiato” osservò improvvisamente una corrente d’aria. Georgino pensò che fosse calda, perché se fosse stata fredda non avrebbe neanche parlato.

“No” rispose lui. “Però, è meglio così. Magari le lasagne degli Stratocumuli erano indigeste, e poi avremmo emesso più gas di quanto l’aria possa sopportare”

“Io sono l’aria, e ti do ragione” rispose la corrente. “Però, non sottovaluterei troppo le doti da chef degli Stratocumuli. Sono comunque getti d’aria calda, e si sa che i piatti caldi valgono più dio quelli freddi, soprattutto se si parla di lasagne”

Georgino non lo sapeva. Si chiese se avrebbe potuto continuare a volare anche senza quell’informazione e si disse che effettivamente sì, poteva farlo. Poi vide i Cirrocumuli fare ancora disegni sulle altre nuvole, per poter risolvere il loro problema di geometria.

“Vorrei aiutarli, ma non ne capisco niente” disse Georgino. “E comunque devo finire questa tratta. Altrimenti, chi li sente i passeggeri dentro di me!”

Si rese conto di avere delle persone dentro di lui. Sperò vivamente che non li espellesse, perché sarebbe stato strano. Era come avere dei fermenti lattici vivi nello stomaco.

“Quindi?”

Una voce lo distrasse da quei pensieri.

“Quindi cosa? Ti sembro un mulino?”  chiese un’altra voce. Georgino avrebbe molto desiderato poter far cambio di rotta da sé, ma purtroppo non era stato inserito il pilota automatico. Confidò nella forza nella vento, che dunque lo ascoltò e lo favorì.

Due nuvole stavano litigando. Sembravano strane, di sicuro avevano un forte sviluppo verticale. Che cosa poteva significare? Che cosa aveva appena detto? Georgino ebbe paura e una turbolenza si impadronì di lui, costringendolo a fare la verticale. In ogni caso quelle nuvole non ebbero finito di litigare.

“Ti sembro un mulino, allora?” chiese una.

“No, ma prova a fare una verticale!” la esortò l’altra. E, con grande sorpresa di Georgino l’aereo, quella si mise a farla, provocando subito della pioggia copiosa. Gli abitanti a terra non sarebbero stati certo molto contenti, ma l’aereo non se ne occupò. Andò da loro, doveva chiedere, sapere, conoscere, camminare, nuotare e fare due volte i saluti.

“Chiedo scusa. Che nuvole siete?”

“Siamo Cumulonembi. Che c’è, non si vede? Sei per caso cieco? Non dirlo al pilota!” esclamò la nuvola impegnata a fare la verticale. L’altra ridacchiava. Georgino azionò i suoi motori in modo da dissolvere e volò via, offeso. I Cumulonembi si guardarono dispiaciuto e lo ricorsero per scusarsi, ma per strada trovarono alcune Virghe che stavano giocando, da sole, a Tetris.

“Virghe! Fateci passare, dobbiamo scusarci con Georgino l’aeroplanino” disse uno dei due Cumulonembi.

“Oh, temo che sia impossibile, a meno che non diventiate nuvole dolci e gustose” disse la Virga.

“E come si fa?” chiesero.

“Innanzitutto, come tutti sappiamo, le nuvole ogni tanto ricordano una forma diversa nel cielo. Ebbene, voi dovete friggere quanti più wurstel possibili, per farvi perdonare”

“Wurstel?” chiese un Cumulonembo.

“Ma… cosa c’entra col ricordare le forme?” chiese l’altra.

“Così hanno parlato le Virghe” dissero queste ultime. “E mi raccomando la croccantezza, l’altra volta avete lasciato il grasso copioso. O copione, ora non ricordo…”

Il grasso del wurstel, poco più in là, era seduto su un banco di nuvole intento a copiare un compito da un altro ammasso di vapore acque, che invece aveva studiato.

I Cumulonembi non avevano idea di come si potessero cucinare i wurstel, così si misero insieme e cominciarono a piovere come il cielo a primavera. Era estate.

“Ma… questa è acqua!” esclamò inorridita una Virga, scappando cercando invano di asciugarsi, come se fosse appena uscita da una brutta pozzanghera. “Chissà come devono essere le vostre cibarie! Schifose, invero”

“Pazzesco” commentò un’altra Virga, tirando una boccata di sigaro fatto di nuvola. “Una Virga che non sopporta l’umidità dell’acqua. Dove andremo a finire?”

“Oh, questo lo dirà Georgino” disse un Cirrocumulo. E tutti convennero che aveva ragione.

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