Le fragole.

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Le fragole non erano mai state così rosse.
Nel paese di cui stiamo parlando, però, loro non potevano fare un passo senza essere fermate da tanti, troppi fans.
È la storia di Giuberta, la fragola aperta, la quale ebbe modo di incontrare un cacciavite che l’ebbe fermata piazzandole davanti un bloc notes e una penna.
“Mi fai un autografo?”
Non sapeva lei come rispondere. Doveva farlo? In fondo le sue compagne firmavano spesso, anche cambiali, scambiate per firme simpatiche.
“Uhm…” prese la penna. Il suo fan, invece, stava cominciando a svitare un tombino là vicino.
“Al mio affezionatissimo cacciatore di viti. Con affetto”
Eh, con affetto? Doveva scrivere davvero Giuberta? Poi, improvvisamente, suonarono dei clacson.
“Vogliamo attraversare questa strada?” chiesero le automobili, infuriate.
“Ma il semaforo è verde!” esclamò la fragola, adirata.
“Sei tu stessa un semaforo, che rosso ci blocchi il passaggio!” le fu risposto. Fu allora che lei capì l’importanza di attraversare la strada, in modo da sgomberare il passaggio ed evitare code.
Proseguì il cammino. La fragola, dopo aver firmato per quel cacciavite, il quale continuò imperterrito a svitare tutto ciò che era possibile farlo, persino i cartelloni pubblicitari, vide fuggire molti bulloni, forbici e anche gomme per cancellare.
“Al fuoco! Al fuoco!”
Giuberta non capì. Chiese a un passante, che aveva esattamente la forma di un orologio.
“È per caso scoppiato un incendio?” chiese.
“Non è l’ora delle domande! Perché chiedi? Io passo solamente!” e gridò senza motivo, correndo per luoghi ignoti prendendo anche un tappeto volante come mezzo pubblico.
“Eppure non sento puzza di bruciato” pensò Giuberta.
“Fragola! Non sai che questo è il quartiere focoso?” chiese a un certo punto un accendino, sbucando fuori dal panettiere. Dei parigini dentro un sacchetto stavano pertanto cominciando a prendere fuoco.
“E quindi?” chiese la fragola.
“Vedendoti i fiammiferi, le candele e gli zampironi credono che tu stia portando le fiamme. Sei rossa!”
Lei non era del tutto sicura che funzionasse in quel modo.
Che fare, dunque, nella città del tutto, quando le fragole non erano mai state così rosse?
Giuberta andò nel territorio del Rosso, un posto in cui tutto era scarlatto, con fiumi vermigli, montagne cremisi e un grande saggio chermisino.
Al suo cospetto, dopo aver prenotato un posto nella seggiovia, le gli chiese “Hai scelto per le fragole un colore troppo riconoscibile. Come fare per essere notate meno?”
Il sapiente rispose “Non è importante firmare autografi per cacciaviti ossessionati col proprio lavoro, l’importante è spuntare fuori all’ora della merendina o di una torta con la panna.”
“Recalcitrante!” esclamò Giuberta. L’altro la guardò perplesso. “Cosa c’entra?”
“Niente, mi piace solo la parola.” cercò di svicolare lei. “Comunque ti ringrazio per aver pensato a una seggiovia, non mi andava di attraversare il ponte degli incubi”
“È vero? Allora non sono stupido!” esclamò il saggio, perché se lo era allora la stupidità non faceva per lui. “Tutti lì a dire che era meglio passare un ponte pericolante e inagibile, fatiscente, ma davvero, è inutile far rischiare ai miei clienti di diventare blu!”
Effettivamente l’incubo per un rosso era quello di finire nel blu, anche se il blu era il colore del mare.

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