Il vero nome di Fibrizza/3

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Non aveva ben capito perché una frasca dovesse diventare un Mouse, però lei se lo mise in tasca e tornò a casa senza colpo ferire. Prima di mettere le chiavi nella toppa del portone, però, si ricordò di dover prendere il pane. Stava di fatto che c’era un fornaio proprio di fronte, ma il panettiere era cambiato.
Era verde e al posto delle braccia aveva i tentacoli. Era brutto a vedersi. Alcuni esemplari di pane avevano la proboscide ed erano fluorescenti.
“Ricordati dei panini, Fibrizza” disse il negoziante. Lei rispose con “Cinque filoncini”
Lui annuì, sembrava quasi mesto nel farlo. Andò sul retro. Mentre gli altri panini brindavano o barrivano, Fibrizza controllò sistematicamente l’orologio.
Passarono due, tre minuti. Sei. Diciotto minuti. Cinquantaquattro. Fibrizza era diventata una pianta, perché a quel che pareva il mouse che aveva acquisito aveva ancora qualche traccia vegetale.
“No, ma guarda che Blgo è morto” disse il pane, dopo due ore e mezza di attesa, a Fibrizza.
“Eh?”
“Sì, e questo non è nemmeno un panificio” rispose il pane. I muri caddero, rivelandosi solo dei cartonati. La signora si ritrovò dunque in mezzo alla strada, di fronte a un bancone per il pane, e la gente che passava annoiata che non la guardò minimamente.
“Fibrizza! Ti ho cercata ovunque!” esclamò Giancarlo,. Che prese la sua signora e la riportò a casa. “Quante volte ti ho detto di non entrare al panificio?”
“Ma…”
Aveva la strana sensazione di stare diventando monotematica, ma stavano succedendo davvero troppe cose. Poteva, tuttavia, dirle con un po’ più di enfasi.
“Cos’avrebbe il panificio, scusa?” chiese lei. Giancarlo scosse la testa.
“E di che ti scusi” rispose lui. “Da quando tutto è diventato il regno dei pomodori.,.. guarda”
Il pomello della porta di casa era diventato un pomodoro Pachino.
“Posso esservi utile?”
“Sì, apriti per favore”
Giancarlo ordinò, il pomodoro aprì la porta, rivelando l’appartamento come al solito. Un temperino, però, uscì fuori sgambettando sullo zerbino. Fibrizza lo sentì dire che non avrebbe mai più messo piede nella stanza. Ma chi lo cercava, si chiese. Suo marito parve non accorgersi di nulla.
Era strano, si disse, da un giorno all’altro cambiava nome e qualcuno le suggeriva dei propri piatti, di cui aveva comprato la versione quadrata alla fiera, ma aerano tornati a essere tondi.
La scopa, improvvisamente, si alzò in piedi da sola.
“Oggi è tempo di ramazzare” dichiarò furibonda.

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