Le avventure delle nuvole/4

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La carriera delle nuvole

Betta la nuvoletta era sicuramente emozionata per il suo primo giorno di lavoro. Aveva un curriculum di tutto rispetto: era nata da un ruscello, passando dunque l’infanzia a fare slalom fra una roccia e l’altra. Poi ebbe una breve e fugace storia d’amore con un ranocchio, ma quello continuava a portare per cena le mosche e Betta si vide costretta  a lasciarlo. Una volta che Betta conseguì la laurea all’università del mare, evaporò perché fu pronta per andare sulle nuvole e guardare tutto e tutti dall’alto in basso. Fu proprio con quella sua valigia in mano che bussò alla porta del principale.

“E quello cos’è?” chiese un aeroplano, che sui fianchi aveva scritto Georgino Airlines.

“Il bagaglio delle esperienze” rispose Betta la nuvoletta, che faceva di cognome in quel modo anche quando era nata dal ruscello, semplicemente perché era venuta fuori dal monte Nuvoletta.

“Oh, benvenuta! Sei assunta!” le venne detto, mentre Georgino osservava curioso.

“No, sono Betta” corresse lei. Georgino avrebbe tanto voluto sotterrarsi ma non lo fece per amore dei passeggeri.

Betta cominciò dunque a lavorare come vice aiuto segretaria, quindi come Cumulonembo. Fece piovere più del dovuto ma solo perché al capo piaceva fare piovere in inverno. E il capo fu talmente soddisfatto che verso febbraio la promosse. Divenne Cumulo.

Da Cumulo le cose cambiarono leggermente. L’altezza era più alta, e le Virghe non vedevano l’ora di salire su di lei per calcolare un’area che non esisteva.

Betta, infatti, riuscì a corromperle e per quel motivo venne promossa ancora. Divenne Nembostrato, poi Strato e infine Stratocumulo.

La carriera era diventata fulminante, e non solo perché Betta era una professionista nel lanciare saette, ma perché era brava. Molte altre nuvole pensarono che fosse raccomandata, e infatti un Cumulo invidioso si mise a chiedere a Georgino: “Ma Betta, secondo te, è raccomandata?”

E Georgino: “No, perché non vedo nessun destinatario disposto a firmare alcuna busta, che esistono solo nella tua testa”

Fu molto soddisfatto della risposta che chiede, così poté tornare a volare indisturbato. Betta intanto, in quanto Stratocumulo, venne coinvolta in una sagra delle lasagne cotte col vapore acqueo, fatte di cristalli d’acqua. Perse, ma venne comunque promossa. Prima Altostrato, poi Altocumulo. Betta, col nuovo ruolo, poté permettersi una carrozza con vetturino, che si chiamava Ambrogio.

“Fate largo all’Altocumulo Betta!” esclamò un servetto, che faceva lo stagista. Betta ricordò di quando mosse i primi passi nell’azienda, ma ormai era una nobile e in quanto tale aveva grosse fette di cielo a disposizione, che comprava  e vendeva. Georgino l’aereo si ritrovò a passare in una di quelle e pagò un conto salato.

“E dire che stiamo parlando di acqua!” esclamò infuriato l’apparecchio volante.

“Lo so, ma i dazi sono sempre stati contro il popolo” rispose semplicemente Betta la nuvoletta. Quell’affermazione venne ascoltata e approvata, scatenando un grande applauso che permise a Betta di essere promossa ancora.  Divenne Cirrocumulo, e infine Cirro, ossia la vetta della piramide.

“Sono nella vetta della piramide! Ora sì che potete chiamarmi Sua Altezza!” esclamò betta, seduta su un trono di nuvole e attorniata da due Cumulonembi intenti a farle aria.

“Ma scusa” disse Georgino, perplesso da quell’affermazione. Ormai si era anche creato un rapporto fra loro, visto che la conosceva da quando era giovane. “Ma la vetta di una piramide non tocca massimo i centotrentotto metri? I Cirri invece dodicimila metri. C’è un bell’abisso, no?”

“Ah” disse Betta. Fu allora che  accadde una cosa strana: Betta  cadde da un’altezza di dodicimila metri fino a toccare la piramide più alta sulla Terra.

“Chi la fa l’aspetti” disse Georgino.

“Ma non potevi stare zitto? Adesso che faccio?” protestò Betta la nuvoletta, tornata ad essere semplice nebbiolina.

“Be’, piovi! Te lo devo dire io?” chiese l’aereo, generalmente immune a quel tipo di precipitazioni.

E Betta fece piovere, corrucciata. Ma promise di vendicarsi.

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