Racconto estemporaneo

 

I rinoceronti quel giorno stavano tutti bevendo dall’acqua del lago, per tentare di idratarsi siccome c’era caldo. Tutti, tranne uno.
Coacervo era, nella sua specie, un nome molto insolito, per cui, per tutta la sua esistenza, cercò sempre di distinguersi dagli altri. Un giorno aveva pure insultato Snapurzio per il caos che produceva col suo corno, che riproduceva una sirena.
Era a quello che pensava mentre stava cercando di scrivere una lettera.
“Dana, mia cara, ti sto scrivendo” cominciò, preso come da una forte ispirazione. Dietro un cespuglio, una strega molto vecchia stava filmando il tutto dipingendosi un’aria soddisfatta.
Arrivò un fenicottero, balzellando. “Occhiali da sole?”
Il rinoceronte si spaventò, e persino la strega vecchia ebbe un sussulto, che le fece cadere la telecamera.
“Mi chiamo Coacervo!”
“Suggestionante” rispose lei “mi chiedevo perché stessi scrivendo una lettera per terra. Va bene che si tratta di terra arida, ma a volte le vocali non reggono la pressione clorofilliana”
Coacervo dovette riflettere intensamente a quel che aveva detto il fenicottero. Osservò quanto scritto fino a quel momento e in effetti non si capiva nulla.
“Oh, beh, non sono caratteri umani perché non sono umano” spiegò lui, cercando un angolo dove poteva difendersi “Poi, parliamo di te, perché ti intendi di calligrafia?”
“Perché ho notato che stavi scrivendo e volevo proporti il primo magico CORSO DI FRAGOLE!”
Seguì uno strano suono di tromba, anche se nessun animale della savana sapeva suonarla.
“Venite avanti, fragoline, e fate vedere come si scrive al rinoceronte!”
Fu presto detto. Davanti agli occhi di uno stralunato Coacervo, da un buco della terra sbucarono tre dei succitati frutti di bosco.
“Due vocali assieme a volte vogliono l’apostrofo, come antipasto!” esclamò la prima.
“Un anno non va con l’acca, che è muta pensando all’uom fatale!” dichiarò la seconda.
“In fondo si scrive staccato, ma infondo coraggio!” concluse la terza.
Il rinoceronte arricciò le labbra, casomai ne avesse. “Non capisco cosa c’entri con quello che ho scritto”
“Potresti avere scritto qualunque cosa, visto che hai avuto un’epifania! Vero, Grimilde?”
La vecchia oltre la siepe ebbe un sussulto, ancora, e ancora le cadde la telecamera dalle mani. Sconfitta, si palesò agli altri presenti.
“Mi chiedo perché io abbia deciso di fare la strega e non la fotoreporter” borbottò. “Ma salve!” cambiò del tutto tono. “Sono davvero contenta di questo scambio fra le specie!”
“Che specie?” chiese il fenicottero. “Mi stai scambiando per una specie?”
“No, allora” cominciò lei, ma poi arrivò una scopa che annunciò “La scopa della savana delle ore Undici e Quindici è in arrivo da nessun binario, si prega di avvicinarsi altrimenti si rimane in piedi”
“Uffa, perdo la scopa così”
Grimilde dovette andarsene portando con sé l’epifania e tutte le feste, quali che siano in estate.
Coacervo disse “Ho dimenticato la lettera, peggio per voi”
“I corbezzoli non penso vengano usati in qualche piatto” rispose il fenicottero. “Se non apprezzi l’aiuto delle fragole, allora non abbiamo molti puzzle da sollevare”
E se ne andò anche lui, indignato. Le fragole invece tornarono a nascondersi sotto terra, insegnando apostrofi e accenti alle talpe.
Coacervo, rimasto solo, tornò a osservare quel carattere strano con cui aveva cominciato la lettera. Stava per scriverla, ma un forte suono di sirena gli trapanò le orecchie.
“Sanpurzio! E allora!”
“Buon primo di aprile!” augurò lui, per poi fuggire correndo male.

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