Quel che un asparago avrebbe detto/4

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4 … se non fosse stato un asparago

Molte persone, quel giorno, stavano facendo i compiti.
Scrivevano, rispondevano a domande aperte e chiuse. A volte, anche contemporaneamente.
“Vero” disse Veronica. Alzò lo sguardo. Nessuno poteva chiamarla durante un test, per cui pensò di esserselo immaginato.
“Falso” disse Giulia. Era il suo cognome.
Un asparago, in fondo alla fila, osservava oltre la finestra. C’erano alcuni insetti che cercavano di entrare, nonostante fosse tutto chiuso, giusto per non disturbare gli studenti.
“Non mi serve fare test, non sono neanche umano” pensò, felice per quella condizione. “Un giorno, finirò in un risotto”
“Chiedo scusa” disse l’istruttore. Lui alzò lo sguardo.
“Dice a me?”
“Non può stare qui senza fare niente” disse ancora quello. “Non è il fatto di essere un asparago che ti proteggerà dai miei test terribili di saggezza”
“Saggezza?”
“Saggezza” ripeté quello. Poi gli rifilò un foglio di carta con su scritta una sola, ostica domanda.
“Cosa sono le ostriche?”
L’asparago non ne aveva idea. Lui era cresciuto sulla terra, il mare non era proprio il suo elemento, anche se il sale, onestamente, dava un po’ più di sapore a lui stesso, doveva ammetterlo.
“non lo so, signore. Non so neanche la differenza fra aconito e luparia, prima che me lo chieda voglio evitare brutte figure”
“Non volevo neanche chiederlo” ribatté l’altro. “Sai la risposta?”
“No” fece spallucce, eppure era uno stecco verde, non poteva avere le spalle neanche pagandole.
“Allora lo diventerai”
Aprì gli occhi e sentì il rumore del mare. Era blu e salato.
“Sono un’ostrica” disse a se stesso. “Adesso so come sono fatta. No, in realtà, no. Nessuno mi ha descritta, so solo che sono intrappolata dentro questo guscio e niente, devo aggiornare i miei seguaci”
Passò un mese.
“Ho capito che la mia casa si chiama valva.”
Due mesi dopo.
“Bene, il mare fa sempre lo stesso movimento di onde, anche se dovessero essere più grosse non dovrebbero esserci vulcani qui vicino”
Tre mesi dopo.
“La stagione balneare è finita e si sente odore di violino.”

 

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