La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/47

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Per quanto cercasse, Mond impiegò due settimane intere a cercare Lord Habraxan, anche se a lui si era presentato come Lord Kamardan, ma non riuscì mai a trovarlo.

Una sera, aiutato da Mary, provò a fuggire dalla città, ma una forza invisibile non gli permise di proseguire oltre un certo punto.

“È come se fossimo intrappolati” disse lui alla ragazza, che, col passare dei giorni, divenne un’ottima confidente.

“Già” commentò lei, amareggiata. “Anche Gerald sta giocando a nascondino, però. Ci evita, e mi sfugge il motivo. Non starà ancora pensando a Thomas? Non è così che lui avrebbe voluto essere ricordato”

“Lo amavi?” chiese il principe della Luna.

“Lo amavo, teneramente” ammise, sospirando. “Ma non avrei mai potuto avere un rapporto con lui. Non ne avrò mai più uno”

Mond arricciò le labbra, poggiando la testa sulle mani giunte e poggiate a sua volta sulla gamba, osservò la principessa studiare le piante. Si chiese quante ce ne fossero per tenerla impegnata così tanto: non c’era stata mattina in cui non era stata presente in quel giardino, a scrivere, annusare e rispondere in maniera corretta o meno alle domande.

Con loro, oltre il precettore, c’erano due soldati e l’uomo senza braccio rinsavito grazie alla magia. Non si separava mai da Florence.

Mond non poté credere ai suoi occhi quando la incrociò. Fu un momento molto imbarazzante per entrambi, ma dopo decisero, in tacito accordo, di non provare più a fare conversazione. Pensò a Gerald e a come l’aveva presa lui sapendo che Florence aveva intrecciato rapporti con tale Jezrael, o almeno così pensò che si chiamasse. Probabilmente era anche per quello che preferiva l’isolamento.

Non lo vedevano neanche a pranzo, preso com’era a fare domande a Edward, a Lord Kamardan e alla tizia che diceva di chiamarsi Teodolinda. Se non altro, a palazzo nessuno serviva il minestrone: prese conoscenza con un alimento chiamato “Pasta” che poteva essere condito in svariati modi.

Il Re si vide molto poco per quei giorni, che passarono lenti e inesorabili. Mond cercò in molti modi di distrarsi ma Kamardan era come una presenza dietro di lui, come se avesse acquisito un’altra ombra. Una notte, quando lui studiava la fontana e come giocava con la luna crescente, sentì come illuminarsi e, subito dopo, due occhi a osservarlo.

Si voltò ma non vide nessuno, ma ciò non gli impedì di aver sentito una carezza fredda sulla guancia sinistra.

Non ne fece parola con nessuno.

Se di giorno, dunque, si passava da una lezione di tiro con l’arco e chilometri di corsa; di notte Mond dormiva sonni inquieti.

Gerald, che tanto da padre aveva agito durante quei mesi, si era decisamente allontanato. E La Luna cresceva.

Lord Habraxan, dal canto suo, lo seguiva in tutto ciò che faceva, e raccontava le giornate di “Mond” in maniera molto dettagliata a chi era disposto ad ascoltarlo, ed erano soltanto Teodolinda e David.

“Ci vediamo, domani” disse infine, dopo un monologo entusiasta che riguardava Mond cavalcare alla luce della luna, mentre splendido ricordava gli antichi eroi. “Non so più cosa dirgli”

“Ma come?” David divenne isterico. “Hai passato giorni e giorni a preparare grandi e bei discorsi e adesso…”

“Adesso voglio prendere il suo posto sulla Luna” tagliò corto Habraxan. “Ascoltate. Nessun uomo brilla in quel modo. Deve venire necessariamente dalla Luna, anche perché in questa fase di luna crescente è l’unico a prendere un certo bagliore, ogni sera, sempre più forte. Deve essere un principe, o qualcosa di simile. Quante volte ho voluto parlargli, ma non era il momento! Voglio toccarlo, sentire la sua voce, conoscere i suoi antenati ed infine se anche lui sente, come me, un grande vuoto”

Teodolinda si incupì.

Habraxan allungò una mano verso il suo braccio e lo carezzò. Era un tentativo maldestro di rassicurarla ma lui non era mai stato bravo in quei momenti. Lei si ritrasse, perché si era appena fatta male.

“Senti un vuoto dentro di te nonostante… noi?” chiese gelida.

Habraxan sentì un rivolo di sudore lungo la nuca. “Non parlo di vuoto incolmabile, ma mi riferisco alla sensazione di non appartenere a questo mondo.”

Teodolinda non fu troppo convinta. Lei sentiva che l’amato appartenesse a questo mondo, ma lui non lo aveva mai accettato. Si chiese in che modo poterlo aiutare ancora.

E venne il giorno.

Fu una cerimonia privata, con pochi presenti. Il sole dominava il cielo azzurro, ma un vento proveniente dal mare rinfrescava la pelle di tutti.

Sir Edward giunse dal fondo della sala del trono, accompagnato da Gerald. Non appena giunse accanto a dove si trovava Florence ebbe un tuffo al cuore. Non poteva più farci niente e vederla aggrappata al braccio sano di Jezrael lo spinse ad augurarle il meglio per loro.

Edward giunse anche accanto a David, il riservato membro del regno invisibile. Poco più avanti Mond sedeva accanto a Mary. Thomas non c’era. Non ci sarebbe più stato. Edward si inginocchiò. Fece poco caso a quel che Elijah disse su di lui, sul cavalierato e sulla fedeltà e quando arrivò il momento di dire “Lo giuro” e baciare il re, stava pensando a tutt’altro. Decisamente, si era prefigurato tutt’altro clima dentro e fuori di lui.

Non gradì nemmeno la presenza di Teodolinda e del suo compagno. Sembravano i veri padroni del posto e non seppe dire se fosse un buon auspicio o no. Inoltre l’uomo ammantato lasciava che i suoi occhi baluginassero di rosso, rendendosi molto inquietante. Era quello l’effetto desiderato da un consigliere del re?

Scrosciarono applausi, mani vennero strette ma dentro di lui sapeva che la vera soddisfazione sarebbe stata completare la campagna di Ashengard, vivo o morto.

Ne ebbe parlato anche con Gerald, e gli disse le medesime cose. “Stai vivendo la vita di un altro”, così rivelò di pensarla, e il cavaliere ritenne di non poter provare mai più l’ebbrezza di un uomo libero.

Quella sera, alla festa, mancavano due ospiti importanti.

“Dov’è Mond?” Chiese Mary.

“Dov’è Habraxan?” Chiese Teodolinda.

Gerald era distratto nell’osservare Florence e Jezrael ballare assieme. Gli dispiacque che l’uomo non poteva più abbracciarla, ma si riscosse quando sentì dire che Mond era sparito. Andò da Mary.

La ragazza stava appoggiata su una colonna, guardando con un filo di malinconia la gente che festeggiava il nuovo cavaliere, quando sentì essere colpita a un braccio.

“Che succede?” chiese di scatto, sulla difensiva.

“Mond è sparito” disse Gerald. La ragazza avrebbe tanto voluto sciorinargli diverse accuse su come si fosse assentato, ma decise di risparmiarsele. Fuggì con lui, cercando soprattutto nello spiazzale antistante il palazzo, fra le frasche illuminate fiocamente dalle torce. Mentre cercavano, scorsero anche Teodolinda, che apprensiva stava guardando un punto imprecisato oltre il balcone dove si trovava.

Nel frattempo, Mond e Habraxan si trovarono l’uno di fronte all’altro. Il figlio della Luna splendeva come non mai, vestito del suo abito migliore, e l’altro, invece, si confondeva col buio.

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