Quel che un asparago avrebbe detto/7

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7 … se fosse bastato pagare il conto
L’asparago una volta aveva invitato a cena una fragola.
“I signori prendono?” chiese il tizio, guardando i due che stavano ancora osservando il menu come se si dovesse mangiare anche quello.
“Sì guardi, io prenderei questa entrée alla fragola, per poi proseguire con un risotto alle fragole e concludere con un sorbetto, sempre alla fragola” disse l’asparago.
Il cameriere non fece una piega. Sapeva anche lui che colei che aveva davanti era proprio il frutto di bosco rosso, ma non fece notare alcunché. Si rivolse invece a lei, sorridendole.
Quest’ultima deglutì e ordinò semplicemente un fritto misto di pesce.
“A volte mi sento un passaggio a livello”
Mentre aspettavano le portate, quella frase echeggiò a intervalli irregolari fra loro. Poi mangiarono, sempre con la stessa citazione, che a volte variava di qualche ottava, a volte veniva pronunciata al contrario, altre volte non veniva detta affatto e compariva un oggetto volante non identificato, intento a rubare posate e anche piedi di tavolo.
Infine, fu l’ora del conto. L’asparago lesse la cifra e, onestamente, non era neanche male, visto quanto avevano mangiato.
Tuttavia disse “Il giorno è fatto di ventiquattro ore. L’ora del conto non ho proprio presente quale sia”
Fece una pausa, poi chiese a un fagiolo che si trovava seduto su un tavolo attiguo “Scusi, mi sa dire l’ora?”
“Le conto meno un quarto”
“Maledizione! Sono poco informato” commentò, poi si sentì dire “Grazie e arrivederci” e capì di essere stato congedato da quel locale.
“Ma… chi ha pagato il conto? Tu, fragola?”
Lei non rispose, facendo la sostenuta per tutto il tempo. Per l’altro, però, fu uno smacco, era persino peggio di quella volta che aveva incontrato una nuvola davanti a lui in coda per la cassa al supermercato.
“Credevo che lei potesse abitare solo in cielo” aveva affermato quel giorno. La nuvola, in ogni caso, sparì, lasciando il cesto con le cose che aveva comprato proprio davanti a lui. E dovette pagarle.

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