Le avventure delle nuvole/8

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8 I Cirri e i Cirrostrati, guerra civile

Una volta saputo che il paradiso non gradiva la presenza dei Cirri, questi ultimi furono costretti a trovare un altro modo per far passare il tempo. Sembrava, quel giorno, che neanche il vento volesse aiutarli e quindi si lambiccavano su cosa fosse meglio fare.
“Potremmo… no, niente” stava dicendo Caro, il Cirro che di solito parlava più spesso. Ciro, memore invece della sua scalata, tendeva a essere più arrabbiato nei confronti del cielo. Perché, infatti, essere i superiori nel firmamento se poi non si poteva più scalare.
Fu allora che accadde. Una meteora bucò la zona e arrivò nei pressi dei Cirrostrati, prima di sfaldarsi del tutto. Una piccola parte, tuttavia, rimase in quella zona, molto riluttante a cadere come vorrebbe la legge della gravità.
“Perché non scendi?” chiese il Cirrostrato.
“Perché non mi va. Pensavo fosse chiaro, no?” disse la meteora, come se fosse una cosa ovvia. “Anzi, in realtà siete voi a dover scendere”
“No, noi siamo nuvole” osservarono tutte. “Dal Cirro in giù, è bello fare piovere sulla testa delle persone”
“Capisco” rispose la meteora. “Non c’è un pianeta simile nel raggio di chilometri e chilometri. Siete uniche nel sistema solare. Adesso voglio giocare con voi”
“Ehi!”
La voce imperiosa e offesa di Ciro il Cirro interruppe quel dialogo. “Come osi, tu, dire che vuoi giocare col Cirrostrato? Ti ricordo che i Cirri stanno su nell’attico!”
“Sì, ma io intendevo il gioco del basket” precisa la Meteora. In quel momento, arriva Georgino l’aereo.
“Ecco, ci mancava solo questa” borbotta Ciro.
“Come?” chiede Georgino.
“Intendevo dire che l’Italia s’è desta!” esclama Ciro. “Come sono felice di vederti!”
Georgino, ancora dubbioso sulla nuvola, chiede. “Quindi la meteora vuole giocare a basket?”
“Sì, ma vedrai: farà un paio di partite da ottanta punti e poi smetterà pure di fare assist” sentenzia il Cirro. La meteora prende fuoco e decide di attaccare, ma viene anticipata dal Cirrostrato che si mette a sbraitare e fare fulmini. Georgino, per precauzione, decide di defilarsi.
“Come osi insultare la mia meteora preferita? Vedrai quando ti lancerò un sacco di elettroni!”
Il Cirro si dissolve rendendosi difficile da colpire. “Oh, che paura che mi fai, sono qua che tremo”
Il Cirrostrato lancia con la fionda una pallina di carta e il Cirro deve scostarsi. Poi la carta diventa umidiccia, dato l’alto tasso di acqua.
Si dissolve.
“Ma che succede?” chiede il Cirrostrato, mentre Ciro il Cirro ride.
“Non l’avevi messo in conto, eh? Ma poi, è arrivato l’oste!”
“Ditemi!”
Una voce riempie il cielo, subito dopo arriva un omino bianco a forma di pedina panciuta.
“Sono l’oste! La finite di farvi la guerra civile?”
“Ma… ho solo lanciato una pallina di carta!” si giustifica il Cirrostrato.
“Una pallina di carta oggi, un citofono domani! Adesso sistemerò le cose”
L’oste, prendendo una graffetta da Georgino e un pezzo di nuvola da un Cirrostrato, produce una colomba e quella bellezza fa riappacificare le due nuvole. Poi torna il sereno.
“Mi chiamo Sereno e sono un Cirrostrato che va d’accordo coi Cirri” si presenta. Il Cirrostrato bellicoso gli sorride e gli tende la mano.
“Ahia!” esclama Sereno. “C’era una puntina da disegno nella tua mano!”
“Non cambierà mai” commenta Ciro il Cirro. Georgino pensa bene di andarsene, anche perché i turbini che ha sotto le ascelle potrebbero anche frullare quelle nuvole e non sarebbe una buona creanza, vista la pace appena creatasi.

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