Le avventure urgenti del leone/3

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Alla fine, Giacomino realizzò che la pasta non la mangiava affatto.
Andò dunque ad abbeverarsi. C’era un rito che i leoni facevano. Si schieravano ognuno accanto all’altro e le leonesse poco distante, tant’era vero che nessun leone maschio sapeva se realmente bevevano o no, perché le trovavano già sdraiate a prendere il sempiterno sole della savana.
Al lago c’era Joe, un rinoceronte abbastanza robusto che faceva finta di distribuire l’acqua, anche se in realtà i leoni non ne avevano bisogno e peraltro era anche gratis.
Tuttavia faceva scena.
“Ehi Joe” fece Giacomino, poco entusiasta già di suo nel vivere, ma peggio ancora da quando sapeva di essere al bar, che gli conferiva riflessioni profonde ma anche un’altrettanto profonda malinconia.
“Non mi chiamo Joe” rivelò Joe, il rinoceronte. “Mi chiamo Rino, cognome Ceronte”
“Già” disse Giacomino, che non gli credé affatto. “Comunque, vorrei che…”
“Leone! Leone! È successa una cosa terribile, ci devi aiutare!”
Il leone, che si aspettava di vedere una gazzella, ripassò a mente tutti gli insulti che aveva a disposizione perché cominciava a essere stufo del fatto che ogni volta l’emergenza non era mai tale. Tuttavia, a quel giro, era una Jeep.
“Jeep! Ma che succede?”
“Vieni! Vieni!”
Il leone saltò sul suo mezzo di locomozione, ma venne fermato da una zebra, che vigile prese a fischiare male.
“Zebra, basta! Fischiare i fischietti non fa per te” disse Giacomino.
“Poche storie e fuori patente e libretto!” ordinò la zebra. Il leone, che non aveva idea di cosa si stesse parlando, guardò a destra e a sinistra come se dovesse attraversare e, in effetti, essendo in presenza di una zebra, non era poi così malvagia come idea.
“Che libretto vuoi?” chiese il leone.
“Un manuale di cucina” rispose sarcastico il vigile. “Può lei guidare questa Jeep?”
“Certo, sono il re della savana” rispose. “posso fare tutto quello che voglio”
“In realtà anche le cariche del governo sono soggette alla legge” fece notare la zebra. “Per cui sono duecentoquaranta…”
Il leone rimase in attesa. Duecentoquaranta?
“La valuta. Che valuta abbiamo?”
“Eh, devo valutare”
Nel frattempo la Jeep ricominciò a muoversi, e in effetti il Leone dimenticò perché la stava guidando.
“Oh, già, l’emergenza. Chi dovevamo aiutare?”
“Eh?” chiese la Jeep.

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