La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/55

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Mond si trovava a dieci passi da Knuglut. Il tetto era sgombro e lasciava godere ai duellanti il vento gelido che soffiava forte. Sotto di loro, la città in fiamme e disperata chiedeva un vincitore. Il cielo era puntellato di stelle e la Terra, calda e indifferente, sembrava sorridere.

“Voglio ucciderti e umiliare il tuo cadavere” annunciò. Mond annuì.

“Sì, anch’io” convenne.

“Battaglia onesta, dunque?” chiese ancora. Mond sbuffò divertito. Non credeva che suo… fratello potesse fare una battuta e distrarlo un attimo dagli aghi che gli conficcavano il cuore.

“Non tanto” disse Mond. Alzò il pugno destro che si illuminò immediatamente.

I due fratelli adottarono lo stesso primo attacco. I due pugni impattarono violentemente, generando una forte esplosione. In seguito sparirono alla vista umana, combattendo scambiandosi pugni e calci progredendo in velocità, atletica e furbizia. Ogni pugno più forte causava tremori ed esplosioni, e dal paese sembrò che a palazzo si facesse festa.

Sia Mond sia Knuglut contavano molto sul disorientare l’altro con movimenti veloci di gambe, e la situazione divenne gradualmente in assoluta parità. Continuavano ad allontanarsi e avvicinarsi, aumentando la potenza dei colpi. Alcuni venivano parati, altri andavano a segno. Mond sentiva molto dolore alle costole e alle spalle. La faccia, invece, gli parve infiammata. Fortunatamente, guariva in fretta grazie ai trucchi del Mago.

Knuglut, invece, teneva alta la guardia dalla testa ai piedi, e mentre cercava di colpire soprattutto la testa sorrideva.

“Che cazzo hai da ridere, stronzo?” chiese Mond, in pieno furore.

Knuglut venne atterrato da un gancio destro. “Guardati un po’ attorno. Hai mai contato le stelle?”

Tese l’indice destro e lo abbassò, e conseguentemente caddero molte sfere di fuoco sul corpo di Mond. All’ultimo momento, quegli creò una barriera invisibile ma le esplosioni lo colpirono più del dovuto.

Sfruttando il polverone, Mond diresse una sfera enorme argentea, creandola subito, verso Knuglut, che non se l’aspettava e la prese in pieno.

La sfera esplose, causandosi diverse ustioni e lividi. Un gran polverone grigio scuro circondò i duellanti.

“Come… hai fatto a crearla così grande?” chiese lui, tossendo. Mond rise.

“Sei uno stupido!” esclamò infuriato. “Pensavi davvero che anche tu stessi creando carte sottobanco?”

“Ho posto un’altra domanda” sussurrò Knuglut. Passò un pollice sul labbro e sulle narici.

C’era sangue copioso. Digrignò i denti.

Mond aveva il fiatone e sentiva dolore ad ogni osso. Aveva molte ferite e una gran voglia di vomitare. Ma tenne duro, concentrandosi per curare le ferite più gravi.

Aveva la sensazione che fosse stanco anche l’altro.

“Avevamo detto che sarebbe stata una battaglia poco onesta, no?” disse Knuglut. “Invece è molto interessante. Direi sia il momento di aggiungere un po’ di pepe, non trovi?”

“Sono d’accordo” disse Mond. Alzò il braccio destro e creò un’altra sfera bianca, che ricordava molto la luna piena. Subito dopo, venne coperta da saette violente. Knuglut leccò altro sangue che fuoriusciva. Avrebbe tanto voluto non fosse il suo.

“Avanti, lanciala” sibilò. Mond notò un bagliore nei suoi occhi.

“Lanciala, stupido! Non vuoi finire questo incontro?” incalzò Knuglut. Mond esitò, ma lanciò ugualmente.

Non aspettava altro. Il colpo arrivò veloce, ma l’uomo prese la sfera con entrambe le braccia e l’assorbì del tutto.

Il suo corpo prese ad aumentare di volume, mentre saette su saette gli attraversarono il torace e le gambe. Knuglut urlava per il dolore ai muscoli e ai nervi e per una violentissima emicrania, ma come si aspettava era riuscito ad aumentare la sua potenza.

Rise. Una risata cupa, del tutto diversa da quella utilizzata fino a quel momento. Mond rimase perplesso.

“Ti manca tua madre, vero?” chiese Knuglut. Aveva totalmente cambiato timbro. Adesso era più profondo, come se venisse dall’inferno.

“Adesso muori!”

Sollevò un pugno e colpì Mond, o almeno così credé. Il ragazzo fece un paio di capriole, e il pugno enorme scavò un fosso sul tetto.

“Ti avevo detto di non colpire la casa di mia madre!” esclamò Mond, inorridito. La crepa cedé del tutto e rimase il buco nel soffitto.

“Costruirò un palazzo nuovo!” rispose Knuglut, ormai accecato dalla furia. Colpì una, due, tre volte, ma Mond sfuggiva in continuazione. Così prese a correre, utilizzando che violenti calci, ma finivano tutti a vuoto. Mond urlava per il dolore fisico, siccome era stato colpito in più punti e aveva sicuramente un paio di fratture, ma tenne testa.

“Non riesco a colpirti!” esclamò nervoso.

“Certo” disse Mond. “Sei diventato più lento. La mass muscolare deve crescere a pari passo con la velocità. Te l’hanno mai spiegato?”

“Zitto! Taci, animale!”

Knuglut corse ancora una volta verso di lui  e generò un martello enorme, fatto di luce.

Colpì una volta sola, ma ottenne solo un secondo buco sul soffitto.

Knuglut sogghignò, era quello che voleva. Orta Mond era un bersaglio mobile.

Aprì la bocca e scagliò un raggio bianco, che Mond non si aspettò minimamente e che fermò tenendo le braccia davanti a lui. Il raggio venn dunque deviato, finendo la sua corsa contro un quartiere della città, che si produsse in un’esplosione che ebbe devastanti effetti anche a palazzo, che tremo e perse altri calcinacci.

Pezzi di sua madre che continuavano ad andare via. Un enorme fumo nero coinvolse i duellanti e Mond ne approfittò per controllare i palmi della mani, seppur le braccia avevano smesso di rispondere alle funzioni.

I palmi erano gravemente ustionati e urlavano di dolore. Sangue argenteo colava i polsi e a terra, mischiandosi con la pelle vecchia e bruciacchiata e l’epidermide appena sotto.

“Non sei morto…” disse Knuglut, scaricando altri fulmini. “Dopo quel colpo, non sei polvere da calpestare?”

“No” disse Mond. Cercò in tutti i modi di ignorare il corpo che gli chiedeva pietà. “Voglio finirti e finché vivrai non posso definirmi vivo”

“È così anche per me!” generò una spada. Mond ne generò una anche lui, anche se non si trovava molto bene nell’usarla.

Sei un tipo da frecce” gli aveva detto un caldo giorno di primavera Gerald. Altri tempi, altri sogni.

Le due lame argentee impattarono. Mond pensò velocemente a coma cambiare arma, ma il nemico non gli dava pace. Seppur lenti, i colpi riuscivano a essere potenti abbastanza da non sottovalutarli, e Mond continuava a spostarsi.

La lama riuscì a ferire la spalla, perlomeno di striscio. Mond pensò che fosse urgente cambiare tecnica.

“Non sai tirare di spada… peccato” disse Knuglut.

“Di spada forse no” disse Mond, cambiando la spada in arco. “Ma di freccia sì. Che ne dici di un dardo?”

Ne scagliò tre in una volta. Erano molto veloci ma il nemico li spazzò via con un fluido movimento di lama.

“Dovrai fare meglio di così” borbottò Knuglut, avvicinandosi a grandi passi e lasciando che la lama tagliasse come burro il soffitto su cui stava camminando.

Mond decise di concentrarsi. Sentì, ad occhi chiusi, la lama che si stava sollevando. Prese una freccia e incoccò. Con quella carta si giocava tutto.

La lama cadde come una sentenza di morte. La freccia volò all’ultimo momento disponibile, conficcandosi in uno dei due occhi del nemico.

La spada cadde a terra e si dissolse, senza aver creato altri danni.

“Maledetto!  Mi hai distrutto l’occhio!” esclamò furibondo quel gigante orrendo, battendo gli stivali sopra il soffitto distruggendolo ancora.

“Te l’avevo pur detto che non sarei stato onesto” sibilò Mond, poi stese le braccia unendo i polsi l’uno con l’altro, creando dunque due palmi orizzontalmente uniti.

“Prendi questa scarica. È il mio colpo migliore.” Annunciò. Knuglut era totalmente distratto dalla freccia e dall’occhio finendo solo per accecarsi totalmente e non accorgersi delle centinaia di dardi che erano appena partiti dalle mani di Mond.

Più Mond urlava dal dolore e dal dispendio di energia nervosa, più i dardi aumentavano. Knuglut li subì tutti, uno dopo l’altro. Era come una foresta acuminata dalla quale era impossibile uscire.

E venne il momento che il ragazzo stava aspettando. La bolla di energia che aveva assorbito esplose dentro di lui, a causa dei dardi. Diede un effetto strano, come di un involucro che a un tratto si illumina per poi tornare allo stato originale.  Con un ultimo urlo, Knuglut, cominciando a sgonfiarsi, giacque a terra, pieno di ferite da capo a piedi e col busto ridotto in poltiglia.

La bocca era leggermente aperta, come se fosse stupito, ma non poteva vedersi perché gli occhi erano stati lacerati. Non era più visibile un centimetro di pelle, siccome era coperta dal sangue proprio del fratellastro, a metà fra lo scarlatto e il grigio.

Le braccia erano spalancate, come se volesse abbracciare l’intero universo. Mond sospirò nel guardarlo. Adesso che dormiva, sembrava un ragazzo come gli altri, triste nella sua anima mutilata e bisognoso di aiuto.

E Mond seppe, in quel momento, che gli aveva appena dato tutto l’aiuto di cui aveva bisogno.

 

A lunedì prossimo per l’epilogo 🙂

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