Il vero nome di Fibrizza/13

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“Oh” disse il contadino, che ormai aveva il campo rovinato dal lago. “Finalmente sei venuta a salvarmi”
Fibrizza non aveva del tutto capito come mai sia la gente sia gli oggetti inanimati si erano messi in testa che lei avesse dei poteri particolari. Aveva solo perso il suo nome.
“Non ti sto salvando, anche perché non sono brava coi nodi” disse amara la donna, poi si rivolse a quello che era sicuramente…
“… Gianboldo dei Pippobaudi, marchese, se non erro” concluse.
L’uomo non rispose subito, intento com’era a pescare. Secondo Fibrizza, era l’attività più noiosa del mondo, persino guardare il tennis o vedere giocare a scacchi era più attraente che osservare qualcuno che aspettava un pesce.
“E comunque questa lenza è senza amo” aggiunse. Il marchese represse un brivido.
“Lenza, senza… come può cambiare una lettera il senso intero di una frase?” bisbigliò. Nessuno l’ebbe sentito.
Si alzò e si erse in tutta la sua dignità di uno col sangue blu. “Ma tu lo sai cos’è che faccio coi miei servitori? Do loro una gleba. Guarda il mio castello”
Tutti e tre i presenti videro una piccola villa di torrette.
“Bella” commentò Gianboldo. “L’ho costruita io, con le mie mani”
Fibrizza guardò le mani del nobile. “Non sembrano molto callose”
“Ho detto le mie mani, infatti” replicò lui. “Venite fuori!”
Premé un bottone e un sacco di droni apparvero dalla villa, avvicinandosi al loro cospetto. Sia il fattore legato che Fibrizza notarono con stupore che non erano droni.
“Sono mani meccaniche!” esclamò basita la donna.
“Sì, lo so cosa sono” rispose lui. “Sono più di cinquemila. Credo che ti basteranno, no?”
“Mi basteranno?” la donna era allibita.
“Per liberarmi, no? Liberatemi, dai, non ho fatto niente, volevo solo il mio capo indietro!” esclamò il fattore.
“Infatti il tuo campo è indietro! Hai detto proprio bene!” esclamò infuriato Gianboldo. “Guarda!”
Premé sul suo telecomando il tasto rewind ed effettivamente il tizio andò subito al suo campo, che era stato spostato dietro il lago. Solo che non era stato liberato, ci andò lui e tutta la sedia dov’era legato.
“I miracoli della tecnologia” disse Fibrizza. “Ma… a cosa mi servono cinquemila mani?”

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