La leggenda dei tre compagni e del figlio della luna/56, epilogo

la leggenda dei tre compagni e del figlio della luna

Non fu facile, per Mond, riottenere il potere. Si fece consigliare da Alba, la quale era più a diretta conoscenza delle dinamiche nuove e recenti della città lunare.

Il popolo, vedendolo infermo e pieno di bende, lo amò istantaneamente. Molti giorni passarono assieme, a scambiarsi consigli e aneddoti sulle storie che ebbero passato entrambi.

“Presentati come un ragazzo, prima che un principe, e il popolo capirà” così lei aveva affermato, ed ebbe ragione. Mond parlò su un palco costruito in tutta fretta nella piazza principale, e narrò della Leggenda dei Tre Compagni e del Figlio della Luna, e di come sir Edward il Reietto fosse divenuto nuovo cavaliere, e di come Mond, il Principe Vagabondo, era divenuto Re Endymion Trentesimo.

Raccontò di come Lord Habraxan, perfido re del Regno invisibile, era divenuto buono e umile, riuscendo a ottenere la sua fiducia incondizionata. Raccontò di Lady Mary, coraggiosa e altruista, piegata ma non spezzata.

Onorò le gesta di Thomas, ladro per giusta causa e arciere di grande talento, disposto a morire per amare in maniera incondizionata e di come il monte Agnes ebbe cambiato nome in Monte Thomas.

Infine, espose la figura di Gerald, suo padre putativo, il gigante buono che aveva speso ogni fibra del suo corpo per riportarlo a casa.

“… So che alle vostre orecchie potrebbe sembrare una sciocca storia, non credibile né realistica” disse Mond, seduto per forza su una sedia con le ruote, coperto da capo a piedi di bende “Ma vi posso assicurare che  questi tre anni vissuti sulla terra mi hanno aperto gli occhi. Voglio intraprendere un’amicizia col loro mondo, ho le giuste conoscenze per avviare una collaborazione pacifica e conveniente per tutti. Questo mio viaggio” riprese “è stato il più bel regalo che il mio compianto Precettore, ormai agli onori della storia come Re Endymion Ventinovesimo, morto per combattere il tiranno Knuglut, il più bel regalo a cui potesse pensare. E adesso mi affido a voi, mio popolo. Non abbiate paura di intrecciare nuove amicizie, di farvi male, di essere delusi o sconfitti. La vita, lo sappiamo, è fatta di dolori perlopiù. Ma l’esperienza di Knuglut ci insegna che essere invidiosi, o corrosi da qualsivoglia sostanza negativa, porta solo alla rovina. E guardatevi attorno: la nostra città era così sofferente?”

Ci fu un mormorio concordante.

“Knuglut, la Mano della Morte, i Sotterranei… sono tutti servi dell’egoismo e dell’avidità. Uomini sconfitti, sofferenti e convinti che al male non si può porre rimedio, ma solo seguirne il corso. Ebbene, amici miei, il Regno della Luna, finché sarò io seduto sul trono dei miei padri, adotterà tutt’altro metodo. Ogni cosa, nell’uomo, è generata dall’avidità. Come interrompere questi valori? Con l’amore. Solo con l’amore, donarsi l’uno per l’altra, esattamente alla maniera di George della Valle e della sua Teodolinda, possiamo dimenticare la soppressione, la rivalsa e l’autodeterminazione. Ci state? Lo farete con me?”

Si levò un applauso entusiasta. Alba si avvicinò e gli accarezzò un braccio.

“Sarai la mia Selenia personale?” chiese Mond, sentendosi riscaldato da quel tocco. Alba arrossì infiammata.

“E lo chiedi così improvvisamente?”

Mond rise, anche se gli facevano male le costole.

“Ogni volta che parlo ti infiammi… è ciò che adoro di te, Selenia”

Alba sorrise felice. Insieme guardarono la Terra.

“Però voglio essere più Teodolinda che Selenia” osservò lei. “Mi ha affascinato tanto la loro storia e penso di identificarmi in colei che hai narrato, con tutto il rispetto per tua madre”

Mond ripercorse i momenti passati con quella coppia. Erano stati giorni strani, partiti peraltro da una colluttazione molto violenta. Da allora, era arrivato a diventare testimone delle nozze di George.

“Sarà così” disse infine. “Sarai Alba e Selenia. Due universi contrapposti, ma su cui non vedo l’ora di atterrare”

La ragazza abbracciò teneramente il suo amato mentre il popolo festeggiava.

Mond era felice. Tutto ciò che aveva fatto, vissuto, compiuto, tutti quelli che aveva incontrato, con cui si era scontrato, erano tutti tasselli di una vita molto più complessa che lo attendeva.

Lui, d’altro canto, non vedeva l’ora di viverla.

 

FINE

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