Le avventure delle nuvole/14

white clouds
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I Cumuli accumulano
I Cumuli tendevano a essere nuvole. Nel cielo se ne potevano trovare a bizzeffe, ma i Cumuli erano una gang a parte. Molti Cumuli, infatti, tendevano a stare in gruppo, altri accanto a un lampione, altri ancora attorno a un bidone che prendeva fuoco.
In quel momento passò Georgino, un aereo di ultima generazione.
Stava di fatto che l’aereo odiava i Cumuli. Non solo perché erano nuvole che non facevano piovere, ma perché le correnti che loro usavano, come ad esempio ricaricare il cellulare, era ascensionale di tipo convettivo. Georgino non aveva idea di cosa potesse significare convettivo, così andò da loro, anche perché le parole che non capiva le disgustava. Ed erano parecchie. Fra quelle, c’era anche decollo.
“Scusate” esordì l’aereo, rivolto ai Cumuli. “Cosa accumulate, di preciso?”
Quello che non si aspettava, lui, era che tutti i Cumuli desideravano rispondere. Cominciarono a unirsi, ma visto che le correnti continuavano a essere ascensionali, tendevano a staccarsi e cadere di nuovo. I castelli di carte che costruivano non duravano più di qualche secondo.
“Quindi accumulate… voi stessi” borbottò Gerogino, deluso. “Va be’. Torno allora alla mia rotta”
“No, un momento! Torna qui!” ordinarono i Cumuli.
Georgino si voltò e vide un intero palazzo di nuvole. Il famoso NUO, ovvero Organizzazione Nuvole Unite.
“Ma è fatto solo di Cumuli, quindi non è che ci siano gli altri tipi di nuvole” sentenziò l’aereo.
“Ma fai silenzio, che ne capisci tu!” esclamò il palazzo. “Il nostro scopo è quello di accumulare! E basta! Siamo Cumuli, neanche abbiamo le precipitazioni! Ci vuoi spiegare come possiamo ammazzare il tempo, allora?”
“Non costruendo palazzi dove non abita nessuno!” disse l’aereo. Improvvisamente si affacciò un motorino.
“Per Eolo!” esclamò l’aereo. “Che ci fa un motociclo qui nel cielo?”
“E che, le motociclette non ci vanno in cielo? Io sono pure tutta cromata…” si difese lei. “Comunque mi chiamo Sandra”
“Io Georgino” rispose l’aereo, e fu allora che capì di voler accumulare anche lui. Non capiva cosa né come sarebbe stato possibile attuare quel desiderio, ma la voglia di costruire una nuvola uguale a quella dei Cumuli si impadronì di lui.
“Cosa posso accumulare, mio caro Cumulo?” chiese a un certo punto.
“Pezzi di puzzle” rispose l’altro, aspirando da un boccale. “Francobolli. Rastrelli. Citofoni”
“Posso accumulare tante Sandre e fare gare di velocità con loro?” chiese l’aereo.
“No, non credo che si possa fare” disse il Cirrostrato. “Siamo cumuli, e ci piace accumulare. Lo stesso si può veramente dire degli aerei?”
“No, credo di non poter dire la stessa cosa” Georgino doveva ammetterlo. Non era un Cumulo, anzi aveva la forma più di uno stuzzicadenti a cui avevano messo le ali.
Tutto triste, tornò a volare. Non fece che alcuni metri per poi trovare altri Cumuli, e poi altri Cumuli, e infine un terzo banco di Cumuli. Dove guardava, non faceva altro che vedere Cumuli e Georgino cominciò a sudare, ma lui avrebbe detto che stava piangendo.
“Perché piangi?” gli fu chiesto.
“Perché non riesco ad accumulare” rispose lui. Si rifiutò persino di vedere chi gli stava parlando.
“Guarda in basso”
Georgino si chiese come poteva farlo.
“Guarda in basso” ripeté la voce.
L’aereo guardò verso il basso. Scoprì di soffrire di vertigini, ma alla fine fu contento, perché ad accumulare poteva essere la neve.

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