I ricordi di Adalgisa/14

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Una volta Adalgisa aveva provato a superare il semaforo in quanto rosso. Un vigile la fermò.
“E ti pareva! Lo fanno tutti, io non lo posso fare!”
“Altolà, patente e libretto, genio del male!” esclamò il vigile.
Adalgisa pensò: era vero, voleva da bambina fare il genio del male perché aveva visto in televisione un malvagio di cui non sapeva il nome ma lo chiamavano proprio così. Passò l’intera sua esistenza a scarabocchiare i quaderni altrui, e poi a sorpassare le vecchiette sulle strisce pedonali, o ancora a mangiare carne cruda.
Ma, fra tutte, aveva sempre desiderato passare col rosso.
La signorina non aveva idea di dove aveva messo ciò che aveva chiesto il tutore dell’ordine. Cercò sul e nel cruscotto,sotto il sedile, sopra il sedile, nel vano del parasole, sul volante, ma non c’era alcunché. Tutto ciò le ricordava di quella volta che aveva mangiato il cous cous.
“Molto insipido, ce l’hai messo il sale?” aveva chiesto alla padrona di casa, la madre del compagno dell’epoca, un siciliano figlio di siciliani.
“Sì che ce l’ho messo” le fu risposto, e infatti lei terminò quel piatto e chiese anche il bis, non smettendo però di lamentarsi. Improvvisamente, quel giorno, comparve anche un fagiano e cercò di imitarne le movenze.
Fu un pomeriggio di grasse risate, ma chissà perché il giorno dopo quell’uomo la lasciò, interrompendo la striscia positiva di due fenicotteri e mezzo, così come contava il tempo Adalgisa.
“Allora? Dovrò farle la multa per guida senza patente? Sta infrangendo qualsiasi regola del codice della strada!”
“No, è impossibile infrangerle tutte. Voglio dire, non siamo in presenza di passaggi a livello e c’è una bella giornata, non occorre mettere le catene da neve”
“Ah, no? E io allora cosa sono?”
Il vigile si trasformò e divenne esattamente un passaggio a livello, con conseguente peggioramento del meteo, in modo da costringere tutti a mettere le catene.
La ragazza, invece, era scatenata.

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