Le avventure delle nuvole/16

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16 I Cumuli si moltiplicano

Avere un Ufo come ospite non era molto indicato da nove riviste su dieci. Ciò che si poteva trovare in quegli articoli erano le seguenti parole: “Se gli ospiti sono come i pesci, ossia dopo tre giorni puzzano, lo stesso non si può dire degli Ufo, perché loro non puzzano dopo tre giorni. Loro ti bruciano dopo qualche minuto.”
I Cumuli, dunque, conoscevano i rischi che correvano, e l’astronave in effetti si aggirava con fare molto sospetto fra loro. Nessun’altra nuvola diceva niente per non aggravare la situazione, che si presentava estremamente delicata.
“Dobbiamo affrontare la cosa” disse Karen, il Cumulo donna. “Vorremmo accumularci, ma senza Ufo. Infatti, se lo facessimo ora sparerebbe dei raggi facendo svanire i cristalli di ghiaccio di cui siamo composti”
“Già”
“Mi stai ascoltando?” incalzò Karen.
“Capretta” le venne risposto. Il Cumulo non capì, ma poi la vide: quella che sembrava una capra figurava nel cielo sopra di loro. Gli Ufo si stavano decisamente dando da fare.
“Che scusa troveranno, gli alieni, per dire di conoscere una capra?” si chiese Karen. Decise di andare a chiedere, ma non riusciva a trovarli. Sdi preoccupò non poco, ma proprio in quel momento giunse Georgino.
“Buongiorno!” esclamò lui, ormai stufo di trovare sempre nuvole. “Serve qualcosa?”
Karen non avrebbe voluto dire niente a Georgino, ma non le rimaneva altra scelta. Non era per rancore, ma non si fidava degli aerei: c’erano state nuvole, nebbia, temporali, e lui le aveva trapassate tutte, senza alcuna remora.
“Be’” esordì Karen. “Sai quella storia degli Ufo?”
“Sì…” borbottò Georgino. Da quando aveva sentito parlare degli oggetti volanti non identificati, volava con molta prudenza. “Ebbene?”
“Voglio andare a trovarli per chiedere loro come conoscono le capre. Non so se tu l’hai notato ma c’è una capra a forma di nuvola inserita su nel cielo. Devono essere stati loro per forza, perché noi nuvole non disegniamo cose bianche come noi”
Georgino rifletté e accettò quella proposta. “Va bene. Cerchiamoli insieme, ma non posso allontanarmi dalla mia rotta per troppo tempo, altrimenti mi perdo”
“Non preoccuparti, io sono una bussola” Karen divenne una specie di croce. In ciascuno dei vertici comparvero le lettere N, S, O ed E.
Georgino non capì assolutamente nulla. Stava di fatto che, secondo Georgino, non era molto difficile tenere traccia dell’apparecchio tecnologico degli Ufo, infatti c’erano alcune indicazioni. “Per di qua”; “Ci siamo noi”, e via di seguito.
L’aereo e Karen arrivarono al disco volante. Georgino ricordò di stare volando lungo una rotta, e si era perso. Preso dall’ansia, cercò in ogni modo di recuperare, ma portò comunque un ritardo colossale.
Rimasero dunque Karen e l’Ufo. L’Ufo disse “Sei qui per la capra?”
“Forse” disse Karen.
“Non c’è nessuna capra, lo sai?”
Karen si voltò e in effetti le nuvole si erano ormai dissolte. Doveva essere successo qualcosa, perché lei le aveva viste benissimo.
“La mia parola contro la tua. O meglio, i miei raggi laser contro i tuoi cristalli di ghiaccio”
Karen sbuffò, creando il vento. Non c’era mai stato prima, e si spaventò. Il vento spinse infatti l’Ufo, che cadde verso la terra e venne scambiato per un aereo circolare.
Ma il vento rimase. Come gestirlo?
Karen si rese appena conto di avere fatto una sciocchezza…

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