Le avventure delle nuvole/19

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Le nuvole e l’Ira

Cernobbio non era certamente una nuvola che lasciava che le cose fossero, invece, non permetteva che gli scivolassero addosso come nuvole nel vento e trovava sempre il modo di vendicarsi.
Aveva fatto molto scalpore Karen che aveva inventato il vento, così andò da lei, poiché origine del suo problema con la pioggia golosa e quindi meritevole di castighi.
Solo, non la trovava. C’era solo un banco di Altocumuli e un aereo solitario. Decise di andare verso l’aereo, proprio perché era un aggeggio del tutto diverso da lui eppure volava in maniera lineare e veloce. La curiosità cominciò a premergli in testa, casomai ne avesse una.
“Scusami”
Una nuvola arrabbiata non diceva mai scusami, ma il fatto che quell’apparecchio volava era del tutto inusuale e ancora di più senza precedenti.
L’aereo, che si chiamava Georgino, si voltò verso di lui e disse “Sì, che succede?”
Cernobbio si spaventò “Ah! Un aereo che parla!””
Georgino rimase perplesso.
“Volevi qualcosa? Posso offrirti un succo, un’acqua tonica, un…”
“Come osi offrirmi dell’acqua tonica a me che sono fatto di cristalli d’acqua?” chiese Cernobbio, riscaldandosi. “Non sai con chi stai parlando?”
“No, non lo so, anzi, sei tu che mi hai importunato” disse Gerogino. Lo infastidiva non poco essere chiamato per poi girare sempre attorno al punto del discorso senza andare dritto al punto.
“Volevo solo essere sicuro che tu lo sapessi” disse la nuvola. L’aereo attese che si dicesse il soggetto della questione, che venisse rivelato, come un tendone che nascondeva una macchina nuova.
“Sapere che cosa?” chiese Gerogino, alla fine si arrese.
“Dov’è Karen? Voglio eliminarla!”
“Non si possono eliminare le nuvole” disse Gerogino. “E adesso lasciami andare, perché ho da portare verso terra tutti i passeggeri di questo trabiccolo”
Georgino ricordò di essersi dato del trabiccolo da solo per molto tempo. Passò anche un periodo in terapia, ossia in un hangar pieno di aerei con le eliche. Lo guardarono strano per tutto quel breve periodo. In ogni caso.
“Non porterai a terra nessuno finché non vedrò Karen! Sono anche i miei bambini!”
“Che cosa vuol dire? Karen ha dei figli con te? Forse sono… Cumulonembi?”
Cernobbio rabbrividì. Come poteva un aereo pensare ad oscenità del genere?
“Ti sembro uno che genera Cumulonembi?”
Georgino tagliò il discorso. “Comunque non l’ho vista”
“Chi?” chiese Cernobbio.
“Karen, no?” disse Georgino.
“Ce l’hai anche tu con lei? Ma allora è davvero un cumulo che porta solo temporali!” La nuvola partì e andò alla ricerca della ragazza, ma non la trovò da nessuna parete. Che si fosse dissolta? Ma allora anche l’ira poteva essere dissolta.
“Solo che non ho nessun bicchiere né un cucchiaino per farlo” si disse. Allora fece pace col mondo, soprattutto con le pecorelle.
Fu contento per un periodo che durò solo qualche minuto, perché poi gli si presentò davanti l’origine della sua ira. Karen.
Era anche una nuvola molto bella. Ricordava vagamente uno stendi panni.
“Oh, vorrei essere una molletta! Tu, Karen, che non ricordo più il motivo per cui sono arrabbiato, potremmo volteggiare in mezzo a milioni di stelle cadenti”
Karen venne distratta da quello che stava facendo, ossia far piovere. Non aveva mai sentito quel modo di parlare “Ma cosa stai dicendo?”
“Quella maledetta me la pagherà!” esclamò Cernobbio.

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