Le avventure urgenti del leone/13

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“Sei stato catturato, eh?” chiese una pianta che il leone non seppe riconoscere. Non era della zona.
“Eh? Eh?” ribatté il licheno, che neanche aveva un corpo.
“Ti offriremo da mangiare, ma tu aiutaci, ovviamente obbligato, nei nostri problemi” ordinò l’abete che era venuto fin nella savana per assumerlo.
“No, non lo farò. Anzi, adesso vi asfalto senza un domani!” annunciò Giacomino, alzandosi come un leone fiero.
“Voglio proprio vedere. I leoni non sono erbivori, siamo piuttosto tranquilli sul fatto che ci troverai indigesti” asserì il pino. Giacomino doveva ammettere che aveva ragione. non avrebbe potuto mangiarlo, erano davvero senza sapore e a lui piaceva in ogni caso la carne fresca, anzi cruda, anzi viva. Sentirla sotto i denti, fra le gengive e dire tante parolacce quando un tendine si conficcava fra un incisivo e un canino.
Guardò le sue zampe. C’erano artigli, anche più di due. Non li aveva mai contati, non ce n’era stato il tempo. Il massimo che poteva fare era incidere sulla corteccia degli alberi le iniziali sue e di un’eventuale leonessa, circondate da un cerchio, in una maniera di trattare la natura molto arbitraria.
Lo sapeva, eppure ne aveva voglia. Guardò arcigno le piante, che gli stavano ballando davanti. Un licheno stappò persino uno spumante di dubbia provenienza.
“Non mi terrete qui per sempre”
“Ci stiamo chiedendo dove andresti altrimenti” disse una felce, non azzurro.
“Mi vengono in mente solo posti sbagliati” aggiunse Giacomino. Gli venne voglia di ridere. Era talmente ridicola la scena della festa che gli si parava davanti che aveva voglia persino di assaggiare la zebra che aveva accanto a lui, prima che le mosche potessero mangiarselo e prendere le fette migliori.
“Bene signori, la festa è finita” esordì un muschio. Non l’aveva visto, ma era giusto avere un muschio dentro un casupolo? Non era forse portatore di malattie? Non per gli alberi, forse.
“Adesso chiederemo a Giacomino il leone quello che dobbiamo chiedere, ma prima dobbiamo riunirci su come chiederlo” disse il pino. L’abete fu d’accordo. Giacomino si perse.
“Mi avete rapito. Vi state chiedendo davvero il come chiedere a un rapito un favore? O un obbligo? O quello che volete?”
“Silenzio, e finisci la zebra” rispose il licheno. “Non ne abbiamo altre”
“Allora se la finisco poi muoio di fame, o no?” Giacomino cominciò ad annusare da qualche parte.

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