Le avventure urgenti del leone/14

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L’odore era intenso e non proveniva certamente dai pini, dagli abeti, dalle felci, dai muschi e dai licheni. L’odore orribile di carcassa sbranata non era nemmeno, anche perché lui lo trovava un profumo delizioso.
No, c’era qualcosa che non andava. Mentre i suoi aguzzini si radunavano per chiedere un qualcosa che sembrava non esistere, Giacomino lanciò una zampata per distruggere la gabbia, d’altronde fatta di legno, e venne fuori.
“Sei pazzo? Perché evadi?” chiese il licheno.
“Non ha senso stare qui, se c’è un odore strano. Voglio capire di cosa si tratta”
Annusa e annusa, Giacomino si concentrò su un angolo in particolare, dove, dopo aver giocato con una pallina che sembrava di pelo, si tuffò dentro i mocio.
“Venite a vedere. E voi siete amanti della natura?”
“Noi siamo letteralmente la natura, noi ci amiamo senza condizionale” rispose l’abete.
“Senza condizioni. Che mondo sarebbe senza condizionale?” lo rimbeccò il pino. “Io sarei non esisterebbe, ad esempio, tanto per dirne una. E forse non dovrebbe esistere, è così cacofonico”
“Ma certo!” esclamò Giacomino. “Ho trovato un topo morto, ma lui ha detto cacofonico. Ecco perché fa puzza. Adesso me lo mangio!”
E lo mangiò. Le piante si stupirono non poco della voracità che poteva avere un leone e si sentirono estremamente fortunate di essere piante.
“Risolto il problema, no? Era la puzza in questa stanz… no, un momento, c’è ancora. È dentro il muro”
Giacomino sapeva bene di non potere prendere a testate il muro, anche perché sarebbe morto nel farlo. L’ultima volta era capitato con un masso della savana. Gli aveva dato una craniata particolarmente violenta: il masso si riempì del sangue del povero leone, e anche di qualche organo. Lui dovette attendere che qualcuno mettesse un gettone per il solito ritorno alla vita grazie ai suddetti.
“Dobbiamo avere un’escavatrice da qualche parte” comandò lui. Il pino gli ricordò “Sei nostro prigioniero. Devi risolvere i nostri problemi, non quelli del muro”
“Ma fa troppa puzza! Dobbiamo pur fare qualcosa!” esclamò lui. Inoltre, i suoi sensi da gatto erano particolarmente sensibili. Era un misto fra uova marcio e la puzza dei suoi stessi organi, che aveva anche assaggiato, una volta ritornato in vita. Erano tremendi.
Fu il licheno a guidare un’enorme palla demolitrice. Giacomino si vide realizzati tutti i suoi desideri.

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