Insomma/1

“Come potete vedere, questo quadro è vuoto” disse la guida turistica, indicando un punto vuoto nel muro. Tutti gli altri erano abbastanza incuriositi di quel fatto nuovo, che non aveva eguali, o forse sì, ma non lo sapeva nessuno.
Jack, vedendo la supposta opera d’arte, prese a dire “Sì, ma effettivamente che cosa dovremmo vedere?”
Il quadro vuoto, sentendo quanto richiesto, si stufò. Da anni sempre le stesse battute sull’opera moderna o contemporanea! O anche tutte e due! Allora, si accese e portò Jack nella sua dimensione, una dimensione vuota, fatta solo di una casetta che pareva disegnata da una matita bianca su sfondo nero. Jack si mosse in quell’ambiente, non sapendo di essere visto dai suoi genitori e sua sorella in televisione.
Lo avevano beccato per caso e stettero a vedere quello spettacolo oltretutto gratuito. Jack aprì la porta della casa e vide che al suo interno c’era solo una torta, bianca anche quella, poggiata su un tavolo. Per il resto tutto era vuoto. “Mangia la tua torta, Alfred” ordinò un tizio invisibile.
“Mi chiamo Jack”
“Jack? Aspettavamo Alfred. Dov’è?”
Jack cominciò a sudare freddo. “Chi è che parla? Sono stato scambiato di persona?”
La voce non rispose nulla, sembrava non essere mai esistita. Il silenzio continuò per svariati minuti e il ragazzo, per non impazzire, si concentrò sulla torta. Era lì, glassata, sembrava morbida. Jack ne prese una fetta, anche se non aveva idea di chi l’avesse tagliata. Peraltro, non c’erano coltelli.
Il dolce era buono. Neanche dieci secondi e si sentì un po’ glassato anche lui, di sicuro era appiccicoso. Un po’ dolce, se vogliamo.
Per un po’ sentì addosso delle fragole, ma non era del tutto sicuro perché tutto in quella dimensione sembrava disegnato. In ogni caso la voce tornò a parlare.
“Hai mangiato la torta, Alfred”
“Non sono Alfred”
“Adesso sarà difficile sollevare gli aquiloni”
“Come?”
“Puoi usare la chiave”
C’era una chiave, o meglio, il disegno di un passepartout, appeso alla porta. Jack uscì dall’edificio, ma il nulla nero continuò ad esistere, con la sola differenza che vi era un netto sentore di cioccolato. Che cosa voleva da lui la voce, e perché lo chiamava Alfred?

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