Le avventure delle nuvole/22

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22 Le nuvole e la Superbia

Di tutte le cose che si potevano dire delle nuvole, una sicuramente da escludere era sicuramente che potessero diventare rosa. Ora, qualche volta si poteva notare quel fenomeno, ma i Cirrostrati mal sopportavano quel colore.
“Non sopportiamo il colore rosa” rispose Zenobio, parlando a nome di tutta la categoria. “Davvero, non è divertente. Anzi, gradirei smettere anche questa intervista”
In realtà le cose stavano in maniera leggermente diversa da come raccontato da Zenobio, il quale erra pure un po’ antipatico. Stava di fatto, infatti, che Georgino l’aereo stava solcando i cieli a tutta velocità, resistendo ogni secondo alla tentazione di gettarsi in mare e provare l’ebbrezza di essere morso da una medusa, ché infatti aveva letto da qualche parte che fosse pure una cosa benefica da fare.
Il problema era sapere se fosse benefica anche per gli aerei oppure no. Decise di chiedere ai Cirri.
“Chiederò ai Cirri delle meduse” annunciò un giorno a un gabbiano. Quello andò di corpo davanti a lui e scappò lontano. Un Cumulonembo, invece, gli chiese “E cosa può saperne un Cirro di una meduse, visto che abitano rispettivamente a diversi metri di distanza?”
“Allora, visto glielo dici a tuo fratello, ok?” chiese Georgino. “Non ho nessun visto, e peraltro non vediamo nessuno dei due. Non abbiamo gli occhi”
“Tu sì” lo corresse il Cumulonembo.
“Oddio davvero?” urlò Georgino, impazzendo. Ecco le turbolenze dei passeggeri.
“Eh, certo!” esclamò infuriato il Cumulonembo, che si chiamava Avezzano. “Come fanno allora le persone, che tu chiami piloti, a pilotare?”
“Aaaah!” Ho gli occhi!”
Georgino impazzì del tutto e, nella sua follia, continuò a girare in loop fino ad arrivare al cospetto dei Cirri, le nuvole più alte del creato.
“Che cosa vuoi da noi, o aereo impazzito?” chiese Ciro il Cirro.
“Voglio sapere…” ebbe dimenticato cosa voleva da loro. “Cosa fareste se vi dicessi che nel mare ci sono le meduse”
Forse non era esattamente quella la domanda, ma gli parve andare bene lo stesso.
“Siamo troppo nobili per qualcosa che sta a terra. Già sopportiamo a fatica i Cumulonembi, figuriamoci il suolo o peggio, la nebbia”
Georgino ebbe disgusto da quelle frasi. Come osavano, loro, comportarsi in quel modo con le altre nuvole?
“Va bene, allora andrò a chiederlo ai Cirrocumuli!” esclamò, inorridito dalla loro superbia.
“Buon pro ti faccia! E attento alle scottature! Aahhahah, scottature, come se fosse possibile!” esclamò Ciro, ridacchiando con gli altri colleghi.
Georgino pose la stessa domanda anche ai Cirrocumuli. La prima impressione che ebbe di loro fu di semplice curiosità. Infatti non sottovalutarono la questione, tenendosi in gruppi a borbottare. Persero tuttavia molto tempo, al punto che improvvisamente comparve una nuvola a forma di medusa. Proprio disegnata nel cielo.
“Ecco, allora! Le cupole non pungono! Ma certo!” esclamò tutto felice Georgino, dimentico dei propri occhi. Poi lo ricordò e tornò ad urlare di nuovo.
“Ma perché urli sempre come un ossesso?” chiesero i nobili Altostrati.
Georgino si sentì interpellare. “Voi chi siete? Adesso devo non urlare perché altrimenti…?”
“Disturbi la quiete pubblica, sì” disse l’Altostrato. “E siccome noi ci teniamo visto che siamo Altostrati e quindi nobili, ti consigliamo di rivedere le tue attività”
Georgino prese un’agendina e rivide le sue attività. Campeggiava, su un foglio intero, la scritta “Urlare come un ossesso”
“Visto?” ridacchiò soddisfatto. “Posso urlare come si deve”
Gli Altostrati si sentirono gabbati, ma non poterono farci niente. Se era scritto nell’agendina, era incontrovertibile.
“Un momento!” esclamò Jerry, un Altostrato che era anche cavaliere. “E se facessimo noi un’agendina per rispondere all’arroganza dell’aereo?”
“Geniale!” approvarono tutti, e si misero a stilarla. Adesso quel giorno recitava: “Non urlare in presenza di nuvole. A parte i Cumulonembi, a loro sì”
E Georgino si sentì in scacco.

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