Una storia fuori controllo/1

Questa è la storia di Luigi, un cetriolo bianco. Il fatto che sia bianco è il motivo principale delle sue preoccupazioni.
“Perché tutti gli altri sono verdi?” prese a dire un giorno, un martedì di novembre che però sembrava agosto.
“Perché facciamo i cosplay degli alberi” disse Sergiorgia, un’amica di una sua compagna. “Ma non lo vedi? Noi abbiamo il colore che deriva dal blu e dal giallo perché ovviamente…”
Si interruppe, perché venne prelevata da una mano intrappolata dentro un guanto di plastica. Poi vene pesata e condotta verso un nastro trasportatore.
Luigi, dal canto suo, non pensava di essere mai preso e portato laggiù.
“Non ne sono sicuro” disse mentre lo intervistavano, col solito sfondo blu fatto col green screen. “Sai, eravamo tutti là, pronti, a non sapere bene ciò che stavamo guardando, anche perché eravamo proprio di fronte al banco macelleria preconfezionata, per cui non vedevamo altro che scatolette con dentro forse carne, forse anche tostapane, per quanto ne so”
Ciò fu detto, ma Luigi doveva ancora capire in che modo approcciarsi ai suoi simili. Tuttavia, un fulmine cadde proprio davanti a lui.
“Non hai motivo per presentarti davanti a me, inoltre c’è un soffitto!” esclamò lui, spaventatissimo. Gli, invece, non si accorsero di nulla e stavano parlando di cose assurde come i piatti.
“Oh, sai benissimo perché sono qui” disse la creatura che ebbe portato il fulmine. Era come uno gnomo, ma senza cappello. Aveva una storia molto interessante, a suo dire, ma nessuno l’ebbe mai sentita, anche perché si trovava nel garage di suo cugino, un luogo inaccessibile sin dall’inizio delle infanzie di tutti, quindi non si poteva neanche verificare per bene. Pertanto, lo Gnomo poteva avere o non avere una bella storia da raccontare, stava di fatto che quella cosa non gli impedì di palesarsi in quel modo pirotecnico, che era sconsigliato da un sacco di autori.
“No, non lo so” ammise il cetriolo.
“Dobbiamo andare nel paese, assolutamente” dichiarò quello.
“Quale paese, scusa?”
“Andiamo e non fare storie!”
Io, però, sarò costretto a farla.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...