Le avventure urgenti del leone/17

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Sia Giacomino, sia la iena, sia lo sciacallo non avrebbero mai immaginato che un giorno si sarebbero ritrovato in cerchio di fronte a una presa elettrica. Era di forma rettangolare, protetta da una lamina forse di alluminio, e nel bianco panna di cui era fatta spiccavano tre buchi, dove sicuramente passavano i conduttori della spina che faceva funzionare la lavatrice del Serval, che ancora stava facendo il bucato per conto della zebra.
“Ebbene” esordì Giacomino. In quei giorni, non aveva idea di quante volte avesse detto quell’avverbio, sempre che si trattasse di un avverbio e non un aggettivo o persino qualcosa che non esisteva in natura. Non sapeva la grammatica, era un leone, lui. “Abbiamo un oggetto estraneo qui e dobbiamo rimuoverlo, perché è antiestetico, perché è il nostro territorio, perché non mi piace come mi guarda. Avete qualche idea? E tu, iena, appena ti metti a ridere ti mangio cruda”
Aveva preso l’abitudine, il leone, di cucinare i suoi cibi, dato che il fuoco compariva spesso anche non richiesto.
“Non è nelle mie corde essere mangiata cruda, stai tranquillo” sussurrò lei, ma stava trattenendosi a fatica dal ridere come una matta. “Allora, converrebbe chiamare l’elettricista, ma gli uomini qui non vengono, come abbiamo visto al supermercato e le chiacchiere”
“Non ci siamo mai andati, iena, era un esempio” disse il leone. Lo sciacallo non poté fare a meno di notare come ci fosse un legame tra loro. O forse un legume. Un fagiolo, sperò a se stesso.
“Qual è l’animale che più si avvicina al ruolo di elettricista qui nella savana?” chiese lo sciacallo, tanto per dire che esisteva anche lui nella riunione. I tre si guardarono. Improvvisamente un’illuminazione.
“LA GIRAFFA!”
A chilometri di distanza, una giraffa ebbe fastidio alle orecchie.
“Piccione verde africano” esordì lei senza mezzi termini a un pennuto che stava solo mimetizzandosi tra gli alberi. “Hai presente quando parlano di te e ti fischiano le orecchie?”
Il piccione rispose “Gli alberi non parlano”

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