Una storia fuori controllo/2

Lo gnomo e Luigi erano in cima a un colle, dove si vedeva un paesino.
“Che paese è?” chiese il cetriolo bianco.
“Si tratta di un agglomerato di persone delimitato da un territorio al solo scopo di fare geografia fisica e antropica” spiegò lo gnomo. “Ma non è questo il punto. Piuttosto, è questo”
Indicò un punto che sembrava dipinto proprio sul terreno.
“E questo” ne indicò un altro a forma di tombino.
“E quest’altro” fece vedere a Luigi un punto galleggiante in aria.
“Incredibile” commentò la verdura bianca. “Che cosa siamo venuti a fare al paese?”
“Ci sono gli Storditi che alimentano le credenze” rispose lo Gnomo. Luigi non capì assolutamente nulla.
“In che senso, le alimentano?” chiese giustamente il cetriolo.
“Procioni” disse lo Gnomo, poi sparì. Luigi rimase dunque solo e pensò che la cosa migliore da fare fosse entrare al paesino, anche se nessuno gli aveva detto cosa fare esattamente, né che cittadella fosse.
Balzellava al posto di camminare. Improvvisamente fu catturato da una mano, che lo afferrò e lo mise dentro un cesto che stava di fronte a una bicicletta.
“Beh, devo dire che così è molto più facile camminare!” esclamò tutto felice, non aspettandosi tuttavia una risposta.
Arrivato sulla strada principale, la prima cosa che notò che gli abitanti erano tutti cetrioli. Si sarebbe trovato molto bene, se non fosse che il giorno stesso quegli stessi paesani erano diventati puntini.
Si svegliò tutto contento, Luigi, nell’ostello dove decise di alloggiare, ed era anche disposto a dare confidenza alla cameriera del servizio in camera, quando si accorse che lo stava servendo un punto di sospensione.
“Ma non sei un cetriolo!”
“Che t’importa! Puntini, cetrioli… siamo tutti membri dello stesso creato!” rispose la cameriera, ma Luigi, che peraltro doveva essere ancora colorato, non era tanto d’accordo. Anzi, fosse stato per lui avrebbe anche risolto quel mistero, ma stava di fatto che il termosifone stava ascoltando tutto quanto, nascosto com’era nella stanza.

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