Insomma/3

Jack proseguì verso Ovest seguito da una casa, che balzellava con tono circospetto, poi si fermò, poi tornò a proseguire. Quella pantomima durò un sacco di tempo, tempo necessario per Jack di voltarsi verso di lei e guardarla male. “Cosa c’è?”
“Siamo seguiti” rispose la casa. “Ti conviene avere la pistola a portata di mano”
Jack non era del tutto d’accordo, anche perché era ad acqua, ma non poté non darle ascolto. Quel silenzio era davvero intollerabile. Poi, aguzzò l’orecchio.
C’era un rubinetto che perdeva. Continuava ad affermare di stare perdendo. “Ho perso, ho perso”, quello diceva.
“Secondo me anche lui ha perso la via per tornare a casa”. L’ipotesi di Jack era azzeccata, forse, ma la casa fu d’accordo, anche se fu un pizzico gelosa. Una volta giunti al cospetto del rubinetto, il ragazzo chiese “Che ti prende?” e quello rispose “Che ti perde, casomai.”
Gettarono tutti lo sguardo verso una roba a terra. C’era scritto proprio “Una roba” e il rubinetto tornò a guardare Jack e la casa di compagnia. “Continua a perdere una roba e voi non potete fare nulla per sollevarla”
Fu una minaccia. Cominciò a sgocciolare. Jack si piegò ma non si spezzò. Considerata l’arte del piegamento una cosa bella ma perduta, in quella dimensione, sia la casa che il rubinetto videro il ragazzo prelevare da terra la roba caduta. Era un oggetto che, se scartato, rivelava tutta la sua potenza. “Non ha nemmeno una forma geometrica precisa” commentò il ragazzino. “Sembra si possa aprire solo col cioccolato” ipotizzò il rubinetto.
Lui però lo aveva mangiato all’inizio, così mise il suo indice dentro quella che sembrava una serratura. Quest’ultima ridacchiò.
“Le fai il solletico e a me no?” commentò amara la casa. Jack, concentrato sulla roba, capì che non si apriva in quel modo. “Sempre che sia una cosa apribile” si disse.
Provò a scuoterla, ma non faceva nessun rumore. “È decisamente una roba, ma non posso neanche tenerla in tasca”
Entrò in casa e la mise sul tavolo. Il rubinetto smise di perdere. Sbito dopo, l’ormai nota voce fuori campo affermò “Ben fatto, Alfred”
“Mi chiamo Jack, miseriaccia!”
“Alfred, hai preso la roba. Dovresti aver capito l’importanza di mettere le cose dentro la casa. Bravo.”
Nel frattempo, la sorella di Jack prese i pop corn per tutti. Era pazzesco sapere dell’esistenza della roba, e non poterla usare.

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