Quel che un asparago avrebbe detto…/25

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25 … se le forbici si chiamassero Giovanni
E così, a bordo di un mantello volante, il chicco di riso enorme e l’asparago che si sentiva tanto un eroe dei nostri tempi, quali che siano perché do per scontato che questa storia verrà letta anche tra un secolo, atterrarono al cospetto del fatidico regno dei piatti.
Tutto era tondo, dalla dogana alle persone, il palazzo reale era composto da un servizio da dodici elaboratissimo e immaginarono che anche il sovrano fosse un piatto, dotato persino di uno scettro a forma di forchetta.
“Altolà” ordinò un gendarme, brandendo un coltellino da dolce. “Identificatevi! Già dal vostro aspetto posso ben dire che siete venuti qui per il caos. E vorrei ben dire: un chicco di riso incredibilmente enorme e un asparago. Gli ingredienti perfetti per un primo che non verrà mangiato da nessuno. In ogni caso, parlate, e giudicheremo”
“Hai già detto tutto tu” ribatté l’asparago “Vuoi vedere il mantello?”
“Ne abbiamo già abbastanza di mantelli, cappucci, stoviglie e mollette” intervenne l’altro gendarme. Dite solo quello che volete fare, tra queste opzioni. Turismo, Forbici o Alfonso?”
I due visitatori si guardarono, ma non ebbero tempo di rispondere, perché da sotto terra comparve una forbice.
Sulle prime i due grandi occhi di questo articolo di cancelleria furono totalmente sorpresi, quasi increduli e disorientati. Una volta compreso dove si trovava e la situazione, si presentò.
“Piacere. Sapete tutti qual è il mio sogno, vero?”
“No” rispose il gendarme. “Tendi a tagliare i discorsi”
“Vero, e adesso taglio anche i terreni” disse quella. “Mi chiamo Giovanni e ci do un taglio”
“Essendo una forbice, non mi sorprende” commentò il chicco di riso. “Ma non vedo cosa possa fare in questo mondo commestibile”
“Ci stai dando dei commestibili a noi piatti? Fatti dire che hai degli strani gusti” interloquì il piatto.
“Beh in effetti è quasi peggio che mangiare carta” commentò la forbice. Detto quello, tornò all’interno del terreno, come le talpe.

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