Quel che un asparago avrebbe detto…/26

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26 … se le frasi brevi non sono dirette

“Non ci hanno lasciato entrare” ripeté per la sesta volta il povero asparago.
“Non abbiamo proferito frasi brevi, né dirette, ecco perché abbiamo fallito nel nostro sogno proibito” osservò il chicco di riso. Non era facile esserlo, né camminare, ma balzellando si rese conto di produrre movimento, con o senza mantello.
“Adesso fatti condurre verso i tubi”
L’asparago capì di dover accettare, anche suo malgrado, perché il suo nuovo compagno di viaggio non era un tizio che sapeva ascoltare le obiezioni. Oltretutto, i chicchi di riso non avevano le orecchie.
Giunsero dunque nel posto dove proliferavano i tubi.
“Ma sono maccheroni!” protestò l’asparago.
“Non avevo mica detto di che sostanza fossero fatti. Credevi che esistessero solo i sogni per creare le cose?”
Il ragionamento del riso non faceva una piega. L’asparago andò dai tubi fatti di pasta e li salutò con riverenza.
“Salve”
Ricordò di parlare solo con frasi brevi e dirette.
“Salve a te, o pianta. Cosa sei venuto a fare nel regno dell’Amatriciana?”
In effetti, un forte odore di guanciale e pomodoro si erse nell’aere. “Non dirmi che vuoi aggiungerti alla sacra ricetta? Abbiamo chiuso le iscrizioni secoli fa”
“Non ci avevo neanche pensato” rispose l’asparago, per poi fermarsi. Breve e diretto, il che voleva dire solo un verbo a frase, altrimenti diventava periodo complesso e poi valli a sentire i classicisti.
“Beh, allora pensaci, ché noi facciamo solo un compito”
“Quale?”
Era meglio non metterli neanche i verbi.
“Hai presente l’acquapark? Ebbene, noi lasciamo citofonare i nostri clienti, ma solo una volta e solo il martedì”
“Ma oggi è mercoledì! Non potreste fare un’eccezione?”
L’asparago si tappò la bocca, maledicendosi. Due frasi, due verbi. Era la fine.
Infatti, di conseguenza, i maccheroni si alzarono verticali e fissarono il povero impudente con il loro peggiore sguardo.
Tuoni risuonarono nell’aria.
“Verrai punito.”
Il riso cominciò a sghignazzare.

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