I ricordi di Adalgisa/27

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Ogni volta che si ordinava al ristorante, Adalgisa sentiva un fremito.
“Qual è il problema, astice? Non vuoi entrare nel mio stomaco?”
L’astice, ancora messo sul vassoio, era molto indeciso. Non rispondeva, e ciò dava fastidio alla ragazza, che al ristorante comunque andava rigorosamente da sola, prendendo persino il taxi.
“Sai, vecchio mio? Tutto ciò mi ricorda di quando mi sono imbarcata su una nave pirata”
“L’hai già raccontata” si udì una voce dal fondo. La ragazza arrossì.
Raccontare di nuovo un aneddoto le ricordava di quando si era ritrovata bloccata in ascensore in compagnia di un aspirapolvere.
Le aveva detto “Salve. Pare che siamo bloccati, eh?” e lei ebbe paura. Un elettrodomestico del genere che parlava non portava a niente di buono.
“Ti va se aspiro un po’ di polvere? Sai, è che sono allergico e quindi non posso stare a vedere la sporcizia impadronirsi di me”
Ad Adalgisa ricordava uno spaventa passeri che non spaventava nessuno, ma passò ugualmente un’ora e mezza a sentire sempre lo stesso irritante suono dell’aspirapolvere che uccideva un milione di acari, forse anche di più.
Poi venne salvata.
“Grazie”
“Non c’è di che”
Era letteralmente un uomo dalla testa a forma di ascensore, lei se ne innamorò subito perché doveva averlo nella collezione di fidanzati.
“No, non posso mettermi con te” borbottò il tecnico. La ragazza ci rimase molto male.
“Perché?”
“Perché il pollo è asciutto”
Chi era quella megattera che aveva lasciato il pollo asciutto e impedito il loro ricambiatissimo amore?
Decise dunque di prendere una barca che rispondesse alle quattro regole fondamentali. Scelse una rotta calcolata esattamente secondo le direttive della lossodromia. Fu ovvio incontrare, a quelle condizioni, una megattera fatta e finita.
“Non sai cucinare!” esclamò Adalgisa. Il cetaceo liberò qualcosa dallo sfiatatoio e se ne andò. Nessuno seppe dire se fu indignata o contenta di quello che aveva sentito, si seppe solo che aveva gettato del vapore acqueo dal naso.

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