Le avventure delle nuvole/27

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27 Le Nuvole e la Pietà

Gli Stratocumuli, che come diceva la parola stessa, erano strati fatti di cumuli, stavano seduti comodi sui loro scranni, mentre in piazza Nuvola era stato costruito un patibolo.
Uno Strato, infatti, era stato colto in flagrante: aveva cercato di rubare una Virga a Lady Giovenca, uno Stratocumulo a forma di ragazzina che collezionava quella strana sostanza.
Betta la Nuvoletta, ormai passata nell’anonimato da quando aveva concluso la sua scalata nella gerarchia delle nuvole, si trovava proprio in mezzo alla folla, per poi vedere con sua grande costernazione un povero Strato incatenato che saliva sul patibolo.
Il Cirro in questione si alzò e declamò i capi di accusa, il tutto mentre tirava un forte vento. Betta ascoltò con molta attenzione e fu disgustata da quelle parole. Ma non perché fosse dalla parte dell’accusatore, ma proprio dell’accusato. Stando a quello che stava sentendo, non si poteva più fare niente nel cielo che non fosse essere sospinti dal vento, che Karen aveva tanto diligentemente fatto venire fuori. Oppure era stato un incidente? Non lo ricordava più, le cose si succedevano in continuazione a quei tempi.
Betta ricordava che c’entrasse una valigia… valigia? Ma certo! Aveva un’idea!
“Giustizia!”
La sua voce interruppe la lunga nenia del Cirro. Tutte le nuvole si voltarono a guardarla e, suo malgrado, anche l’accusatore.
“Vuoi non eliminare questo Strato? Ma lo sai che più Strati ci sono, più la cipolla è grassa?”
“Già, ma qui non ci sono cipolle!”
Piovvero cipolle proprio in quel momento. Georgino, proprio colui che le ebbe perse dalla stiva, mormorò un imbarazzato “Scusate” e proseguì la rotta.
“Come sarebbe a dire, voglio salvare questo Strato?” chiese il Cirro, tornando subito sull’argomento.
“Be’e, potreste dire che la vostra valigia non sarà mai abbastanza piena se non portate con voi almeno uno strato di roba” spiegò Betta. “Pertanto, gli Strati servono. E servono anche nelle lasagne, ma anche nella pelle umana e nel suolo.”
“Non ho mai sentito la parola nuvole nel tuo discorso” obiettò il Cirro. Betta si sentì colta in fallo, ma quello non aveva ancora finito di parlare “Inoltre, non possediamo valigie, né mai ci metteremo un vestito. Hai mai visto una nuvola col pullover?”
“Mah, io trovo che siano comodissimi”
Giofrinzio, un Nembostrato, arrivò sulla scena vestito con un pullover, con degli occhiali da sole e anche con una sigaretta elettronica che sparava nuvolette al mentolo.
“Pazzesco, nuvole che fumano” commentò il Cirro. “Anche tu vuoi salvare questo Strato condannato a morte?”
“No” disse Giofrinzio “volevo solo farvi vedere il mio pullover, anche perché lo Strato non morirà”
Il condannato cominciò a crederci.
“In che senso, non morirà?” chiese il Cirro. “Le nuvole muoiono!”
“Appunto! Muoio? No! E quindi lo Strato in questione deve essere liberato9. Ciò detto, buona giornata a tutti”
Il Cirro, messo sotto scacco, divenne matto e liberò lo Strato. Non ci sarebbe stata nessuna impiccagione quel giorno.
Per quanto riguardava Betta la nuvoletta, fu molto ammirata dall’eloquio di Giofrinzio, infatti avrebbe voluto chiedergli di uscire, ma forse era troppo tardi perché non si vedeva più. Nell’aria, era rimasto un forte odore di cipolla, quindi non era proprio consigliabile un appuntamento.
Dannato Georgino.

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