Il vero nome di Fibrizza/28

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“Di sicuro tu sei una di quelle persone che appena vedono una cimice la schiacciano, la fanno uscire, oppure la schiacciano e la fanno uscire, giusto?” fece l’autista. Fibrizza non poté non notare un certo cambio di tono, quasi di disprezzo.
“Sì. Perché, che succede?” chiese lei, fingendosi ingenua.
“Lo immaginavo” rispose lui, stringendo il volante più del dovuto. Si mise sulla corsia di emergenza e sfrecciò a centodieci chilometri orari. “Che cosa ho appena detto? Le cimici sono custodi di notevoli segreti. E il nostro agente C, qui, sa cose talmente compromettenti che se parlasse farebbe scuotere il mondo intero come e più di Wikileaks”
“Ah” disse lei. “E… immagino che è muta come un pesce?”
“No, muta come una cimice. Le cimici non parlano” rivelò l’autista. “però sanno. Sanno molte cose. Non ti giudicano.”
Fibrizza strinse le labbra. Quell’animaletto avrebbe anche potuto decidere di mettersi a volare e lei non si sentiva proprio pronta a un contatto così ravvicinato.
“Siamo arrivati” annunciò l’autista. “Scendi pure dall’auto, o ti serve aiuto anche per quello?”
La donna sentì dell’antipatia per quell’uomo. Era una radura immensa, piena di verde e di frasche. Sullo sfondo, delle rocce, sia davanti che dietro.
“Ecco una cosa” indicò. Fibrizza non l’aveva notata, ma sembrava una scatola.
“Cosa c’è dentro?” chiese.
“La sostanza di cui sono fatti i sogni”
Calò del silenzio.
“No, dai, seriamente” proseguì l’autista. Ormai ex autista, visto che non guidavano più. “C’è la risposta alle tue domande. Perché non la apri?”
Fibrizza la aprì molto facilmente. Dentro ci trovò un coltellino svizzero.
“No. Novi.” esordì quello.
La donna si mise guardinga. Chissà cosa aveva voluto dire? Guardò l’autista che alzò le spalle.
“Scusa ma ne so quanto te”
Poi esplose, lasciando l’Aston Martin e la cimice da sole nel mondo.
“Ah già, la giornata delle persone che esplodono” sospirò. Poi arrivò lo scheletro.
“Fibrizza” esordì, lei si spaventò anche perché stava guardando da un’altra parte. “Non avresti dovuto giungere qui e prendere quel coltellino svizzero.”
“No, Novi” rispose ancora quest’ultimo.
“Ciò vuol dire che dovrai attendere sette anni” rivelò. Sembrava amareggiato.

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