Le avventure delle nuvole/30

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30 Le Nuvole e la Sapienza

Il maltempo comunicava, in quel periodo, la presenza di nuvole.
C’era Georgino, il quale stava maturando un concetto fondamentale: “Le nuvole sono soltanto cristalli di ghiaccio. Penso di essere più sapiente di loro”
Ciò che non sapeva Georgino, in quanto aereo, era che non si doveva pensare ad alta voce, tantomeno negli spazi aperti e dunque soggetto a molte più orecchie. Di conseguenza, alcuni Nembostrati andarono a circondarlo, armati di fruste, mazze e mazze fruste.
“Allora!” esclamò il capo della gang, un certo Girolamo il Nembostrato. “Chi è che è sapiente?”
“Io?” buttò lì Georgino, nascondendo abilmente il fatto di sentirsi disorientato.
“Non tu! Ad esempio non hai idea di cosa significhi sapienza!”
L’aereo si sentì colpito fra i fusibili, ma non era stato un fulmine. “Certo che lo so!”
“La sapienza viene da sapio, che ha a che fare col sale, infatti la sapienza è il sale della terra!”
“Miseriaccia, stavo proprio der dirlo!” ribatté l’aereo, anche se in realtà non ci sarebbe mai arrivato. “E in effetti adesso vi getterò un po’ di sale addosso!”
“Non hai sentito niente…” borbottò Girolamo. “Come puoi buttarci addosso il sale se ti abbiamo detto che il sale è della terra! Vuoi che il terreno rimango insipido?”
Perplesso, l’aereo gettò uno sguardo sul suolo che stava sorvolando, stendendogli un velo pietoso. Improvvisamente si sentì urlare “È senza sale!” e Georgino sudò freddo, senza riuscire a spiegarselo.
“E va bene, ammettiamo che abbiate ragione” disse.
“Ti picchieremo!” esclamarono i Nembostrati che quindi si avventarono su di lui e presero a colpirlo a calci e pugni. L’aereo si preparò intimorito ai vari impatti, ma non sentì il minimo dolore. In fondo, erano nuvole, quindi potevano picchiare solo fra di loro, non certo potevano avere speranze contro una corazza d’acciaio spessa come le battute frequenti di altri libri che non siano questi.
“Maledizione, non muore!” esclamò stupito Girolamo. “Ma allora questi cristalli di ghiaccio…”
Vide questi ultimi scivolare malinconicamente dalla carcassa dell’aereo e volare via indifferenti ai sentimenti delle nuvole.
“Va bene, allora ci hai sconfitto con la forza della fisica. Ma rimane il problema del sale” disse Girolamo, ammettendo quantomeno un pareggio. “Come si risolve?”
“Diceva mio nonno, compratelo e conservatelo. È questa la vera sapienza” sentenziò Georgino. I Nembostrati si stupirono e fecero anche piovere. Se ne andarono edificati. L’aereo, invece, non sapeva nemmeno da dove gli fosse venuta quella frase. “L’importante è aver allontanato i Nembostrati, che si sono edificati” si disse, stavolta a voce più bassa, molto più bassa. Lo pensò e basta.
Da allora i Nembostrati camminarono con un edificio a testa. A Girolamo, in particolare, fu assegnata una cattedrale. Gotica. A testa in giù. L’aereo non lo seppe mai, solo quando si incrociarono una seconda volta si mise a ridergli in faccia. A Girolamo non piacque neanche un po’ e meditò vendetta.
“Un giorno gli dirò che la pasta è pronta senza aver messo il sale…” considerò.
“Molto crudele da parte tua!” esclamò scandalizzata una certa nuvoletta che Girolamo non ebbe modo di identificare, visto che era sospinta velocemente dal vento.

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