Una storia fuori controllo/11

Il paese dei temperini era di sicuro il più sottovalutato di quella regione. Molte persone, tra cui i lavastoviglie o la perfida cricca dei coltelli, dicevano che non c’era niente da visitare. Invece, Cobra il colore porpora e Luigi il cetriolo felice avevano trovato molti monumenti e persino un baobab secolare piantato al centro della città. Molti turisti cercavano di abbracciarlo, ma senza successo.
Non perché era troppo grosso, ma perché era scostante.
“Che cosa siamo venuti a fare? Me lo sono dimenticato completamente” disse Luigi. Il porpora si imporporò, divenne un pomodoro e forse anche un peperone, per qualche secondo. Poi si rivolse direttamente a te, lettore.
“Cosa vuoi che facciamo in questo paese?”
“Eh, cosa voglio che facciate? Non è che c’è molta scelta” risponderesti tu. “Siete in un paese dedicato a uno specifico articolo di cancelleria, l’unica cosa che vi rimane da fare è incartapecorire i vasetti”
Questo dicesti loro, e loro lo fecero prendendoti alla lettera. Se magari avresti suggerito di farvi temperare l’avrebbero fatto anche, ma nessuno riuscì mai a capire come funzionava quella determinata azione.
Andarono dunque, e incartapecorirono quei vasetti. Un po’ erano fatti di marmellata, un altro po’ erano composti da atomi di idrogeno o di elio, altre volte ancora era per me qualcosa ancora. Un’ultima notte di caccia e la fantastica coppia se ne andò. Nessuno si accorse di niente, eccetto due temperini.
“Come mai non ci hanno preso in considerazione?” chiese uno all’altro.
“Non lo so, oggi ho voglia di infilare i saponi in uno spiedo”
E lo fece. Ebbe un discreto successo, da uno a dieci prese sette su un noto sito di recensioni libri.
E anche in pagella.
Luigi poi si mise una mano sulla fronte, solo che non aveva né mani né fronte, dato che era un cavolo di cetriolo.
“Cos’hai dimenticato, caro mio?” chiese Cobra.
“Ho dimenticato di portare meco un temperino!”
Il colore porpora si chiese se c’era qualcosa di strano nell’aria.
“Meco?”

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