Le avventure delle nuvole/33

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33 Le nuvole ogni tanto si fermano
Le nuvole ogni tanto si fermavano, in quel periodo. C’era, ad esempio, un Cirrostrato che lamentava una fatica all’adduttore.
“Che cos’è un Adduttore? Un nuovo tipo di nuvola?” chiese a un certo punto un Altostrato, che curioso stava studiando l’anatomia umana.
“No” gli fu risposto. “In realtà è un fastidio muscolare”
“Ma se siamo fatti di maledettissimi cristalli di ghiaccio!” esclamò inorridito un Cumulo, ma il Cirrocumulo fece apparire un sacco di fulmini e nessuno osò più contraddirlo.
“Non siamo fatti solo da cristalli di ghiaccio! Altrimenti chi li tiene uniti a quelli? La colla?”
In effetti il Cumulo andò a guardare meglio e vide che i cristalli di ghiaccio succitati erano davvero molto freddi. Nessuno parlava fra loro e il minimo di conversazione che continuavano ad avere era sempre e solo “Buongiorno” o “Buonasera”, e non sempre venivano ricambiati.
“Mamma mia, freddissimi” disse quindi. “C’è qualche motivo per cui lo sono oppure è davvero la colla vinilica a tenerli assieme?”
“E che ne so” disse l’Altostrato. “So solo che sento un prurito da ogni parte”
“Eh, sarà la vinilica”
Di sottofondo, un trentatré giri veniva suonato da un apposito mangianastri.
“Nessuna colla, nessuna vinilica, soltanto certe volte capita che appena prima di incollarsi…” cantò.
Nello stesso frangente, Karen si aggirava furtiva fra alcuni sentieri lasciati intonsi da alcune pecorelle. Aveva in mano una busta e correva furtiva, continuando a guardarsi indietro, cosa che le nuvole non facevano mai.
“Che fai?” chiese Georgino, un aeroplano che ficcanasava in tutte le faccende delle nuvole. Stava facendo la solita tratta, solcando lo stesso cielo, e Karen gli aveva appena tagliato la strada.
“Zitto! Vuoi farmi scoprire? Sei un imbecille, invero!” esclamò Karen, arrabbiata con il collega. Ormai poteva definirlo tale, anche se non avevano assolutamente niente in comune.
“Sono qui in veste di spia!”
Georgino le fece accendere tutte. Per un attimo la gente in basso credé di avere a che fare con un oggetto volante non identificato, ma in realtà era solo quell’aereo che era in vena di facezie.
“Non sono in vena di facezie!” esclamò infuriata Karen. “La vedi questa busta?”
“Sì”
“Contiene tutte le risposte alle domande che si pongono le nuvole!”
“E quali sarebbero?”
La domanda di Georgino non era così banale. Karen ci pensò un attimo, anche perché non lo sapeva neanche lei. Gliene venne in mente solo una, e sperò che bastasse.
“Ad esempio ti sei m ai chiesto se le nuvole stanno in su perché siamo burattini dei Cirri? E ancora, perché somigliamo così tanto allo zucchero filato?”
“Col maltempo mi pare difficile che…” disse Gerogino, ma Karen lo fermò. “Esatto! E allora scusami, devo fuggire da chi vuole tenere la verità nascosta da dei Cumulonembi grigi!”
“Ferma!” esclamarono questi ultimi. Georgino fu semplicemente esterrefatto da quel colpo di scena.
“Allora è per questo che…”
“Piove, sì” disse Karen. “Però io non ti ho detto niente”
“Su cosa?” chiese stolidamente l’aereo.
“Bravo, hai capito” Karen si dileguò.
“Quindi adesso se piove è pere nascondere la verità sulle domande che Karen si è posta” disse Georgino, riflettendo. “Basterà risponder e non pioverà più”
Piccole gocce gli caddero sulla schiena. Erano fredde, e l’aereo cominciò a prudere.
“Spero si trovino preso” disse infine.

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