Le avventure delle nuvole/34

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34 Le nuvole che sono lenzuola
Tutti quelli che abitavano il cielo sapevano che il maltempo non era poi così malvagio. Per alcune nuvole, ad esempio, era l’occasione perfetta per stendere le lenzuola.
“Ma cosa fai?” chiesero i Cirri ai Cumulonembi. “Non vedi che stiamo asciugando le vesti altrimenti poi indossiamo cose umide?”
I Cumulonembi non risposero alcunché, impegnati com’erano a distendersi.
“Il fatto è che, non so se lo sai, noi tendiamo a distenderci e coprire una vasta zona” spiegarono loro. I Cirri si consultarono fra loro e convennero che avevano il permesso per poterlo fare.
Qualche ora dopo arrivò un Cirrostrato, che non era un Cirro, e nemmeno uno Strato ma era di fatto distratto, o perlomeno tendeva a sbandierarlo. In più, aveva attaccato su di sé una targhetta come quella che usavano gli aerei per comunicare un messaggio dall’alto.
“Vogliamo essere cipolle”
Così c’era scritto, ma non erano del tutto sicuri che qualcuno gliel’avrebbe permesso.
“Che tipo di cipolle, poi?” chiesero i Cirri. “Questo non c’è scritto”
Le cipolle la presero un po’ sul personale. Si sussurrarono parole minacciose, poi, con una mossa astuta, si misero l’una sopra l’altra per salire fino al cielo. La prima cipolla cominciò a urlare parole caso: “Bottiglia! Nuoro! Fazzoletto di carta!”; poi lanciò un forte odore di se stessa che risultò sgradevole a tutte le nuvole presenti e anche a quelle di passaggio.
“Che ci fanno qui le cipolle? Allarme bianco! Allarme bianco!”
Una sirena suonò la chitarra elettrice fin lì nel cielo e molti accumuli si spostarono senza saper esattamente dove andare.
“Qual era il protocollo per le emergenze?” chiese un Cumulonembo che si era svegliato ora.
“Non ne abbiamo mai avuto uno!” si sentì esclamare, gettando la maggior parte della gente nel panico.
Improvvisamente, dal cielo, cadde una pallina di carta.
“Chi è?” chiese un Cirro.
“Un protocollo” disse il foglio. Un lenzuolo fra quelli stessi ne ebbe paura.
“Protocollo. Incredibile. Credevo che i colli non avessero prototipi” disse un Nembostrato. Il protocollo si compose e ne venne fuori un cilindro.
“Ecco. Questo è un protocollo. Vi piace?”
“Non tanto” disse un lenzuolo. “Adesso verrò strizzato per bene su di te!”
“Ma sono fatto di carta! Mi ridurrò in poltiglia!”
“Appunto”
Le nuvole si guardarono a vicenda. “Cosa voleva dire, appunto? Detto da un foglio di carta, poi?
“È colpa vostra, care Lenzuola” disse un Altostrato, sempre con quella sua parlantina da nobile. “Tendete a essere stese e la gente se ne approfitta”
“Ma è quello che facciamo” si difesero le lenzuola. “E poi anche voi vorrete essere vestiti in maniera decente, no?”
“Che era quel che dicevamo all’inizio”
La capacità di sintesi delle nuvole era ammirevole. Ma non era finita.
Le lenzuola si staccarono, a turno, da dove erano stese, per lanciarsi per il basso. Fu così che nacquero i paracadute, e l’idea venne a un gabbiano.
“Voglio provare a vedere una cosa”
Smise di volare e si fece acchiappare da un lenzuolo particolarmente grosso. “Ehi, ma toglierti da lì, o accelereremo la caduta!”
“Ma no, è così comodo” disse.
E in effetti era comodo, ma accellerarono comunque la caduta. Il gabbiano ricordò di saper ancora volare e si tolse dal pericolo giusto in tempo.

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