Le avventure urgenti del leone/28

“Leone!”
“No, mi chiamo Giacomino”
Lo Yeti rifletté. C’era, giù a valle, un leone chiamato Giacomino, il quale voleva salire in cielo per farsi restituire la pioggia che avrebbe poi irrigato i terreni. Lui, invece, era solo in vacanza.
Che cosa poteva fare? Sconfiggere i banani poteva essere una soluzione utile? C’erano state diverse testimonianze e forse le banane esistevano davvero. Chi lo sapeva.
“E va bene, Giacomino dei miei peli” riprese l’abominevole uomo delle nevi, nella savana, che sentiva caldo. “Non è tempo di Bò Cha, devi compiere il tuo destino, e denoto una certa urgenza nel farlo, anche perché l’acqua serve a tutti, anche a uno come me, che si nutre di questo strano tè”
“Già” borbottò il leone. “Solo che non ho capito ancora in che modo c’entri tu con la savana, la mia missione e lo gnu che prima mi tampinava e ha smesso di farlo senza motivo”
“Non lo so nemmeno io. Solo chi osa interpellare gli scimpanzé possono trovare la risposta ad altre domande, che non siano queste”
“Va bene”
Il leone tornò a far svolazzare la sua criniera ma, per quanto provasse, non riuscì a volare più in alto di qualche metro. Poco più in alto dello Yeti, per intenderci.
“Pare che tu non abbia conseguito molte abilità. Ti sei mai esercitato a volare?” chiese l’uomo peloso.
“No. Non credevo che i leoni potessero farlo” borbottò Giacomino, sentendosi un incapace.
“Poffarbacco! Se i leoni sono un centro commerciale e tre leoni fanno una nazione, si può ben pensare che possiate volare”
“Ma come fai a sapere tutte queste cose? Sei per caso un divulgatore di verità?”
Il re della savana non si era mai sentito così nudo.
“No, mi informo solamente sui posti che voglio visitare” rispose sbrigativo. “Io, infatti, mi sono esercitato molto e adesso non sono solo in grado di lanciare laser dagli occhi” ne diede una dimostrazione, bruciacchiando la coda del leone “o sparare cannonate aprendo l’avambraccio” aprì il braccio destro e lì dove doveva esserci uno scheletro c’era invece un missile che però non partì “ma sono anche in grado di volare”
“Ne hai avuto di tempo. Invece c’è quel mio parente che sbadiglia e basta” constatò Giacomino, pensando a Ciccio, quel leone che sbadigliava all’interno di una villa in Italia.
“E vi dite re” replicò sprezzante lo Yeti, che, adottando la stessa tecnica di Giacomino, cominciò a sventagliarsi. La differenza di potenza fu imbarazzante. Se il leone era un elicottero, lo Yeti era uno shuttle.
E così partirono insieme.

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