Le avventure delle nuvole/35

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35 Sono solo nuvole, in particolare Cumulonembi

L’ultima volta che ti vidi era stato il quattordici ottobre. Ormai sono passate trentacinque settimane a stento ricordo la tua forma.
“Di chi stai parlando?”
Oh, scusa, non mi sono presentato. Sono un Cumulo e mi piace parlare al vento. È che sono immobile da quasi un anno e nessuno mi ha mai sospinto! Deve essersi buggato il sistema!
“Impossibile”
Un Cumulonembo a forma di puntatore comparve nel cielo.
“Tu sei sospinto dal vento… vedo” disse con disprezzo il tizio immobile.
“Già. E so anche giocare a ping pong”
Prese una nuvoletta a pecorella, la appallottolò e, chiamata un’altra nuvola a forma di puntatore, giocarono improvvisando un ping pong. Più ping che pong, perché la pallina continuava a cadere.
“Che spreco di nuvole” commentai. Lo ricordo benissimo, anche perché sono mie colleghe e quindi ci tengo che stiano bene.
“Spreco di nuvole. Chi ne ha parlato?”
Un vocione calò dal cielo. Si trattava di un bidone dell’immondizia, di quei tipi che accettavano solo sacchetti piccoli.
“In effetti io” dissi. Il bidone mi guardò e mi lanciò una lattina vuota e ammaccata. Mi finì dritta in testa.
“Oh, scusa” si scusò lui. “Non volevo farti male”
“Prima me lo lanci, però” gli feci notare. Mi girai. Le nuvole erano sparite.
“Stavamo giocando a ping pong” disse il Cumulonembo. “È una sfida che stava tenendo col fiato sospeso molte persone”
“No. In realtà stanno col fiato sospeso perché l’aria a queste altitudini è rarefatta!”
Il Cumulonembo sbiancò. E non era facile. Io, che in quel periodo ero un Cumulo buono, ne fui ben conscio. “No, impossibile” disse. “Non è per questo che la gente ha il fiato sospeso, deve esserci ben altro dietro”
“Dove? Qui nel cielo?”
IL Cumulonembo non mi stesse a sentire e solo Eolo sa dove andò a finire. In realtà poi tornò presto indietro.
“Salve, chi sei?” gli chiesi.
“Come sarebbe, chi sono? Ma il Cumulonembo, no? Il tuo preferito!”
“Il mio preferito…” cercai nella mia memoria. “Ah, già! Tu sei quello che non poteva accettare che l’aria rarefatta fosse tale!”
“Sì, è così!” Ebbene, ho la prova che ti sbagli!”
Fui veramente sconcertato. “In che senso? Spiegati o ti sparo un fulmine a ciel sereno che tanto tuonò che piovve”
“È inutile che mi spaventi” ribatté lui, tirando fuori un porta oggetti. Ne estrasse quel che sembrava una provetta chiusa.
“Ora dimmi se l’aria è rarefatta, visto che l’ho compressa qui dentro. Non è poi così rara, se si trova tutta nella stessa zona, no? L’ho prelevata da Karen, infatti è stata felice di privarsene. Un momento, è stata felice di privarsene?”
In effetti era alquanto sospetto, così come il comportamento di Karen da quando aveva il vento a favore. Neanche a dirlo, un paio di cavalli di nuvole comparvero sulla scena.
“Altolà!”intimarono i cavalli.
“Al sudore!” esclamò di rimando il Cumulonembo. “Che cosa succede? Credete davvero che noi nuvole siamo borotalco?”
I cavalli di nuvole si imbizzarrirono e cominciarono a sparare nuvolette puzzolenti. Non producevano pioggia, ma altro.
“Siamo qui per un altro motivo” dissero i cavalli. “Sappiamo che hai rubato il vento radunandolo tutto nello stesso punto. In altre zone del pianeta ne hanno bisogno, ad esempio i mulini!”
“I mulini non hanno bisogno del vento, usassero le zampe!” esclamò il Cumulonembo. Sembrava sicuro di sé.
“Quelli sono i muletti, stolto!” ribatterono infastiditi i cavalli. “I mulini a vento devono essere per forza usati dal vento, altrimenti non funzionano!”
“Oh, che vengano allora!” esclamò la nuvola.
“Non possono. Come fanno a volare senza vento? Pertanto vi dichiaro in arresto, tutti e due!”
Così venni arrestato assieme al Cumulonembo, e fui portato in una prigione fatta di nuvole dal quale era possibilissimo evadere.

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