Una storia fuori controllo/14

Cobra venne portato verso destra, poi a sinistra, poi girarono a cento ottanta gradi, successivamente si resero conto di aver sbagliato strada. Chiesero, dopo un’ora, indicazioni a qualche verme e scesero giù per le scale. Operazione totalmente inutile perché poi risalirono un’altra rampa e, dopo un’altra serie di svolte, arrivarono di fronte a una porta triangolare.
“Di’ un po’” esordì di nuovo quell’essere, che col buio non si riusciva a capire cosa fosse. “Sei in grado di trasformarti in un triangolo, sì?”
“Ehm”
Sapeva molto bene, la Porpora, che da quella risposta dipendeva l’assaggio o meno di quel piatto. Non ne avevano parlato ma aveva l’aria di essere succulento, esattamente come la terra e il terriccio che circondava la zona. Muri e muri di sottosuolo che non aspettava altro che essere ingoiato, o perlomeno usato come condimento in una buona pasta alle polemiche.
Infine, dovette ammetterlo.
“No, non riesco a trasformarmi in un triangolo. Però so esibirmi in tutte le altre figure geometriche. So fare anche il dodecaedro!”
“Non ci interessa” rispose lui. “Forse è meglio che vieni usato come colorante per suddetta porta”
Venne dunque non solo schiaffato sullo stipite, ma gli vennero incontro mettendogli sotto il naso il piatto che volevano fargli assaggiare.
C’erano delle viti, dei bulloni e anche una chiave inglese.
“Ni hao” disse quella, non capendo bene la differenza tra la perfida Albione e il grande impero celeste.
“Buono, vero? Brodo di scarpe, sa di cimice” disse quello.
“Ma chi siete, voi?”
“Come, non lo sai? Siamo gli scarafaggi. Un po’ faggi, un po’ scara, un po’ Scar, il cattivo del re Leone. Non lo sapevi?”
“E chi me lo doveva dire?”
“Niente paura!”
Una voce riempì di nuovo la galleria.
“Certo che c’è molto movimento per essere il sottosuolo. Chissà come deve essere, il sabato sera…”
“Piantala, Cobra! Sono giustappunto venuto a salvarti”
“Ma chi sei? Perché parli con questo tono fondo e rassicurante?”
“Sono Messer Arcobaleno, ce la fai a star sereno?”

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