Quel che un asparago avrebbe detto…/36

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36 … se non ci fossero aste ad Asti
“Capolinea!”
L’asparago scese, e guardò solo un istante il cartello con su scritto “Asti”, la città delle aste.
La particolarità di quel villaggio era che le abitazioni erano composte da solo aste, quelle usate per le Olimpiadi.
Alcuni, tuttavia, abitavano all’interno di stuzzicadenti.
L’obiettivo dell’asparago era quello di andare a trovare la vecchia nonna Leopoldia Gussonei, che era una pianta ma anche una bustina di tè vivente.
Infatti, la prima cosa che gli chiese fu se volesse effettivamente una tazza di tè. All’asparago venne in mente quel bar e rifiutò.
Dopo qualche minuto, ricevette una tazza di tè, con all’interno un liquido ambrato.
“Ebbene, mio caro. Sei venuto per l’asta?” cominciò la conversazione.
L’asparago rimase un po’ spiazzato. “Non pensavo ci fossero aste ad Asti”
“Beh, cosa ti aspettavi? Le abitazioni qui sono fatte di un certo tipo di materiale, guarda i muri”
Guardò i muri e in effetti erano aste tutte accavallate, creando un effetto bombato niente male da vedere.
“Non sono venuto qui per quello, comunque. Voglio chiederti un favore”
Fissò la nonna, e la nonna lo squadrò sospettosa. Stava ancora caricando il latte nel tè.
“Dimmi” sibilò.
“Puoi dire ai lavandini di sollevare incertezze?”
“Granchi piromani!” esclamò la nonna. “Non ho mai visto un estintore spazzare camini”
“Di tutto e di niente” rispose l’asparago, facendo spallucce. “Avrai notato le mie spigolature”
“Ma anche le risate a denti stretti” convenne la vecchia. “I quesiti con la Susy?”
“Chi sarebbe?”
“Il mio gelato alla fragola preferito” rispose lei. Guardò un ritratto appeso proprio alle sue spalle. Essendo una bustina di tè vivente, non ebbe problemi a girare la faccia a trecentosessanta gradi. Vi era appeso il manicotto di una lavatrice, circondato da ciliegie acerbe.
All’asparago venne in mente la fragola del tram. Chissà come se la stava cavando… il tè intanto lo stava guardando storto. Perché lo aveva bevuto?

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