Il vero nome di Fibrizza/36

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“Ma che ha mamma? Sta sempre chiusa nella sua stanza…” cominciò a dire Margarlio, quella stessa sera, davanti a una fetta di pollo alla piastra.
“È triste perché hai preso tre nel compito di matematica” buttò lì Giancarlo, che dal canto suo aveva anche preso due. Ma la realtà era un’altra: Fibrizza contava di andare proprio dall’insegnante, intendo dire a casa sua, per farsi dire cosa e come aveva a che fare col gruppo dei Romei. Così si vestì totalmente di nero e si mise un passamontagna, fece passare una montagna che era appunto di passaggio e si recò in via Arciderbola numero cinquanta, interno quindici.
Romeo stava guardando la televisione con la moglie. Sembrava tutto normale, non c’era il minimo sentore di cose oscure e misteriose, a parte forse il fatto il ritratto di un’addizione affissa a una parete.
Fibrizza fece un cerchio sul vetro, allungò una mano e aprì l’imposta. L’aveva visto fare su WikiHow, quindi doveva per forza essere giusto.
“Buonasera” esordì, senza il minimo rumore. I due coniugi atterrirono.
“Chi è lei? Chiamo la polizia, questa è un’effrazione!” esclamò la signora. Il professore invece non riuscì a dire nulla mentre Fibrizza si avvicinava all’altra donna.
“Essiccati, vecchia prugna” borbottò. Poi si rivolse a Romeo “Tu sei un Romeo. Perché, sei tu?”
“Sono io!” esclamò, prendendo coraggio. “Che cosa vuole da me? Lasci in stare mia moglie”
“Oh, sua moglie, molto divertente da parte sua”
“No, lo è davvero!”
“Nessuna sposerebbe mai un professore di matematica!”
“Non una professoressa di aritmetica!”
Fibrizza deglutì. Fu come ricevere uno schiaffo in piena faccia, allora tornò nel personaggio e chiese “Lo è, secondo te? Lo è davvero?”
Comparve uno scheletro oblungo, che, corrucciato, sollevò il proprio bastona da passeggio e spense il televisore, ormai inutilizzato.
“Ben fatto. Hai sconfitto la matematica” disse l’essere “ma ciò non ti ha avvicinato al grande segreto. Ma poi, perché devi scegliere i Romeo? Lara fa parte della setta delle Giuliette, ti ha anche fatto l’occhiolino”
Prima che la donna potesse dire alcunché, il professore allungò un braccio e sospirò. “E va bene, va bene. La recita è finita. Seguitemi.”

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