When I come around.

C’era una volta una lavastoglie che si guardava allo specchio, e si chiedeva: “Che ore sono?”

La lavastoviglie lo chiese perché era ora di cena e non aveva ancora ricevuto nemmeno una posata. Lo specchio disse “Ok.”

La lavastoviglie, stupita, gli ricordò “Ma scusa, ho chiesto che ore sono, da dove viene questo ok?”

Lo specchio rispose “Dimmi, può uno come me che ha un costo di seimila euro dire quello che gli pare?”

L’elettrodomestico, che non aveva ancora imparato la differenza tra camminare e nuotare e nel finale due volte i saluti, rispose “Domandare è lecito e rispondere è cortesia”

In effetti l’orologio non aveva battuto le nove dunque lo specchio ribatté “Passaggio a livello.”

Seccata, la lavastoviglie aveva un’arma che lo specchio non conosceva: la pastiglia, che non era il quattordici luglio, ma il nove per cui lei lanciò all’urlo di “Pastiglia rotante!” Una serie di suddettte.

Lo specchio si infanse, quindi disse “Mi hai rotto! Non sai che sono sette anni di disgrazie?” La lavastoviglie rispose “D’accordo, ma cosa può andarmi male?” E lo specchio, tossendo piccoli rombi di vetro, rispose “Potresti diventare una betoniera”

Fuori dalla cucina si udì un rombo di tuono, anche perché la lavastoviglie aprì lo sportello allibita. Lei, arrivando in cucina, urlò “Chi ha aperto senza motivo la lavastoviglie? Non sapete che va tenuta chiusa altrimenti lo specchio si rompe?”

Si sapeva che le betoniere fossero ottime padrone di casa, così la richiuse prontamente anche senza sapere il vero finale di quel diverbio, che aveva tenuto col fiato sospeso tutto il cucinino e anche due o tre coltelli.

“Speriamo di essere usati” si dissero. Tuttavia, attesero invano perché i rombi dello specchio si vendicarono componendo un mosaico, che avrebbe riflettuto molte facce in maniera brutta.

Quanto alla lavastoviglie, avrebbe lavato un certo numero di piatti. Più di due, di sicuro, e di sicuro prima di trasformarsi in appendiabiti, così com’era nell’ordine naturale delle cose.

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