Le avventure delle nuvole/38

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38 Essere una nuvola ai tempi delle stufe a gas
Le stufe a gas non avevano mai visto il cielo. In realtà, non sapevano nemmeno come fosse fatto, in quanto stavano sempre dentro le case e riscaldare gli ambienti.
Ma parliamo delle stufe a gas. Quelle invidiavano le nuvole perché erano bianche, simbolo di purezza.
Loro no.
“Siamo malvagie” disse a un certo punto una stufa, stufa di dover sempre accondiscendere ai voleri degli umani, che l’accendevano e la spegnevano come pareva a loro.
“Esatto” disse un’altra. “Faremo vedere agli altri che sappiamo fare le stesse cose delle nuvole bianche, facendole meglio e in maniera cattiva”
“Per di più, non c’è nessun aereo che può disturbarci!””£ esclamò la prima stufa, e si produsse in una risata fredda tipica dei cattivi.
Georgetto era un treno. Quel treno era sempre in ritardo e non riusciva a capire come mai.
“Non riesco a capire come mai sono in ritardo, eppure sono molto veloce!” esclamava, anche quella volta. A un certo punto, del fumo nero gli si parò davanti. Non sapeva nulla di nessun argomento in tal senso.
“Intendiamo rapirti” disse la coltre di gas, senza troppi preamboli. “Fintantoché non ci insegni come essere una nuvola, ti terremo in ostaggio”
“Ah, siete invidiose!” considerò Georgetto.
“No, cattive!” e occlusero il percorso al povero treno. Lui fu contento, perché poteva perdere altro tempo, ma i passeggeri meno.
“Bene. Mi avete fermato. E adesso che faccio?”
Le nuvolette nere si guardarono, presero fuoco, tornarono fumo e si dissero. “Non lo sappiamo.”
“Neanche io so perché mi sono fermato” ammise il treno.
“Ti abbiamo fermato noi perché siamo nuvole e tu non vedi niente” spiegarono loro.
“Già” disse il treno.
“A questo punto, devi fare qualcosa per far sì che ci leviamo” suggerirono i fumi.
“In realtà non mi va. Mi sta bene che mi abbiate fermato”
“Ma Georgino l’aereo si sforza ogni giorno per avere libera casa sua, ovvero il cielo! Perché non sei come lui?”
Georgetto non sapeva spiegarselo in maniera logica. Non lo sapeva, ma in realtà dentro di lui aveva un super potere. Quel super potere si chiamava binario e non vedeva l’ora di liberarsi. Solo che non sapeva come fare.
“Sei pesante sopra di me” disse dunque. Il treno non aveva ancora capito chi stesse parlando. “Allora volete che vi lanci il binario che ho sotto di me, tanto per fare qualcosa?”
“Sì, qualunque cosa!” esclamarono le nuvolette.
Georgetto voleva lanciare il binario, ma nessuno glielo aveva spiegato. Prese un libro in cui erano spiegati molti tutorial. Uno di quelli trattava esattamente come lanciare un binario, a lunga distanza.
“No, a me serve a breve distanza” disse Georgetto. Il libro cambiò le parole per attenersi a quelle esigenze.
Coin quella nuova composizione, c’era scritto: “Per poter lanciare al meglio un binario bisogna prima afferrarlo per i due paralleli. Una volta fatto questo, renditi conto che sono paralleli e che quindi non si incontreranno mai, quindi tocca lanciarli uno alla volta.”
Georgetto si sentì preso in giro. Voleva conoscere l’autore di quel libro, scritto in quel linguaggio poco consono a un tutorial. “Tocca… cosa tocca?”
“Allora? Vuoi lanciare o no?”
Le nuvolette di gas sparirono, anche perché ci fu un ricambio dell’aria. Il treno ripartì, con ancora impresso il verbo toccare.
Stava toccando il binario. Stava toccando l’aria. Stava toccando se stesso. Si sentì parecchio sporco, e i treni lo erano davvero.

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