La promessa della nonna

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Non so, sentire i calli alle dita, asciugarmi continuamente e per fortuna me lo ero ricordato, che dovevo fare questa cosa! Uno dopo l’altro, terricci e i relativi cumuli si uniscono fra loro, mentre la buca si spinge verso qualcosa. Già. Alla mia età, fare lavori di fatica Avevamo dieci anni, e Lidia mi aveva detto “Senti, puoi dire a tuo nipote di nascondere un ciondolo?”

Io, cadendo dalle nuvole com’era mio solito fare, risposti “Non ho neanche un ragazzo, che nipote devo chiamare?”

E tu, Lidia, avevi annuito,. Hai riflettuto. Sono passati giorni, e poi mi sei venuta a trovare con la bici.”Diciamo che fra sessantacinque anni sarai nonna, dirai a tuo nipote di nascondere un ciondolo?”

Io, cadendo di nuovo dalle nuvole, annuii distratta.

“Promettimelo

Lo promisi. Diventi nonna prima del previsto. Ebbi un lavoro, lo abbandonai, viaggiai per tutta la pensione e tu non hai mai smesso di ricordarmi la promessa.  Mio nipote nascose il ciondolo, un bel giorno di marzo. Andai a dirtelo, almeno non mi avresti più seccato. Aprii la porta e mi resi subito conto che non mi avresti più seccato, anzi, non avresti detto più niente, neanche una parola.

Mi ricordo che mi bruciarono gli occhi per giorni. E, infine, compii settantacinque anni. Seppi che, nonostante la sciatica, era un compito che dovevo fare perché ci tenevo tanto, Mannaggia a te! Lo sapevi che mi sarebbe arrivata! E tu l’hai scampata. Comodo morire così! Guardai l’orologio. Il tuo orologio, quello che ammaccavi sempre e ci cambiavi ogni dieci minuti la batteria, perché ti sembrava sempre troppo lento. Mezzanotte e tre minuti. Alla nostra età, saremmo coricate già da ore, ti pare? Infine, la pala tocca qualcosa di duro. potrebbe essere un ciondolo, ma con te non si sa mai.

Potrebbe essere un registratore di cassa, o un citofono, o semplicemente la riproduzione  fedele delle tue ossa. Macabro. Ecco, è un ciondolo fatto a mano, ma si vede che è fatto con impegno. Chissà dentro che biglietto ci hai messo, sarà una di quelle lettere che ti piaceva tanto scrivere, so di non essere pronta. Ho la pelle d’oca. Un brivido e poi apro. Srotolo il biglietto piegato con cura. Di sicuro, essendo da te, avrai spiegato il motivo di tutto questo. Avevo detto a Davide, mio nipote, di nasconderlo bene, e lui l’ha messo accanto alla tomba. Chissà dove lo aveva messo prima che tu te ne andassi. Oppure no, magari tu dici che mi hai scritto una lettera e poi mi ritrovo davvero una lettera. Forse una H. O una vocale. Potevi anche regalarmi una cartina, magari del Mozambico, casomai mi venisse il desiderio di arrivarci.

Ebbene, tiro un sospiro profondo. Puoi davvero aver scritto qualsiasi cosa. Mi metto a leggere, sono solo tre parole, ma non come la canzone estiva:

Scemo chi legge“.

Questo hai scritto.

Maledetta!

 

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