Le avventure delle nuvole/39

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39 Il vapore acqueo
Lo stato gassoso dell’acqua portava a creare nuvolette di fumo lungo l’aria, sia nel cielo, sia sulla terra. Ai tempi delle stufe a gas, inoltre, il rischio di confondere le nuvole normali dagli sbuffi di fumo era più che mai tangibile.
“Cosa vuol dire tangibile?” chiese una nuvoletta a un Cumulonembo particolarmente arrabbiato.
“Una tangente finita male! E adesso non rompere!”
Molto maleducato, pensò la nuvoletta. Il fatto era che si trattava di un Altostrato e non le piacevano, in quanto tale, i linguaggi da trivio.
Il problema, però, rimaneva. Come fare dunque a scoprire il segreto del vapore acqueo? L’Altostrato andò in biblioteca.
C’era una biblioteca in mezzo al cielo, per chi voleva trovarla. Lei voleva trovarla.
Andò dal signor Ciro il Cirro, che deteneva le chiavi della suddetta,.
“Vorrei consultare dei libri” disse.
“Che nome scrivo? Devio registrarti”
L’Altostrato si sentì offesa perché, si sa, agli Altostrati non piacevano i linguaggi da trivio. E il nome era triviale.
“Ce n’è davvero bisogno? Sono una nuvola, quindi…”
“Sì, c’è bisogno” disse Ciro. “Perché una volta è capitato che si è registrato un aereo e ha sfondato tutto il reparto Nuvole e Messico. Adesso si chiama Messico e Nuvole ed è una canzone vecchia”
“Oh, davvero?” chiese l’Altostrato. “Allora dovrò registrarmi”
Con dovuta pazienza, l’Altostrato prese un microfono e un registratore, nero con un bottone rosso. Premé REC e cominciò a cantare proprio la canzone succitata.
“Oh no, basta, basta!” implorò Ciro, perché il canto della nuvola stava facendo piovere. “Così rovinerai tutti i libri! Ecco, prendi anche la chiave e buon pro ti faccia!”
L’Altostrato fu molto soddisfatto di quell’operato, però c’era un aspetto che non aveva considerato, neanche fosse stato un triangolo: I libri che ebbe a trovare erano tutti fatti di nuvole. Rettangolari e voluminosi, certo, ma dentro non c’era scritta neanche una parola.
“Sono scritti in nuvolese” considerò fra sé. “Ma io non l’ho imparato. Ho preferito studiare il Lumachese. Metti caso che incontro una lumaca qui nel cielo, poi che avrei fatto?”
“Cosa fai, parli da sola?”
Una voce spaventò il povero Altostrato.
“Che succede? Chi è che parla?”
“Sono io”
Un umanoide tutto fatto di vapore giunse dal fondo della biblioteca, con le mani in tasca. L’Altostrato non avrebbe mai indovinato i vestiti che stava indossando, perché era del tutto incolore.
“Sei una sagoma?”
“Sono quello che vorresti che io sia” disse sognante la sagoma. L’Altostrato non aveva in mente niente, eccetto un ammasso di fumo, vapore, vapore fumoso o cinerea sfumatura.
“Non potresti avere un po’ più di fantasia?” incalzò la sagoma.
“No, sono qui per leggere” rispose lui. “Tu sicuramente conosci molto bene questi scaffali. Mi sai indicare un tomo che parla precisamente di vapore acqueo?”
“Oh, be’” rispose la sagoma. “Tu sei fatto di vapore acqueo, caro il mio Altostrato”
Lui era fatto di vapore acqueo? Be’, era plausibile. In fondo non si sentiva solido e camminava senza avere le gambe. Poteva benissimo essere come diceva quel demonio, ma non si fidava.
“Dammi una prova” ordinò.
“Sa, sa, prova!” esclamò la sagoma, reperendo un microfono, forse lo stesso che aveva usato l’Altostrato per entrare.
“Ma è pazzesco! Hai provato!” esclamò l’Altostrato.
“E adesso, accetta!”
La nuvola fu costretta ad ammettere di non essere un bot, ma solo un ammasso di vapore acqueo. Idrogeno, ossigeno, e chissà quali sostanze.
“Sono entrata in biblioteca” disse. “Chissà se c’è un libro”
Ce n’erano tantissimi.
“Non ce n’è neanche uno sul vapore acqueo!” esclamò indignata.

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