Quel che un asparago avrebbe detto…/40

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40 … se esistesse un capitolo quarantesimo

L’asparago controllò bussola e orologio. Davanti a lui un cartello: “Benvenuti al capitolo quarantesimo”, scritto in bella mostra e in bella grafia.
“Oh. È già il capitolo quarantesimo, che strano” esordì, e stavolta non aveva nessuno accanto con cui lamentarsi.
Lui, la strada, il tramonto e quel cartello. Ammiccava, a un certo punto.
“Beh, è arrivato il momento allora” commentò. “Devo fare quaranta flessioni.”
Si sdraiò sull’asfalto e, incurante della forte probabilità che potessero arrivare mezzi di trasporto, gommati o anche viventi, cominciò a fare quell’attività motoria che poteva forza nelle braccia, quantomeno, immagino che sia così.
Al primo piegamento, arrivò un masso. Al secondo, gli venne posato sulla schiena. Arrivato al terzo, un altro masso fece come quello precedente. Quaranta piegamenti dopo, aveva una ventina di massi sulla schiena.
“Ecco perché a un certo punto mi sono sentito rallentare” commentò. Si rivolse al cartello. “Ebbene? Che ne sai tu, che guardi in quel modo così languido?”
“Languido? Tu sei sicuro che sia la definizione migliore?”
Si interruppe. L’asparago l’aveva detto solo perché suonava bene, ma non ne conosceva esattamente l’esatto significato, così come gli esattori delle tasse lo conoscevano, invece. Lo stavano cercando perché gli asparagi pareva non pagassero nessuna imposta, che, in inverno, venivano chiuse per non far passare l’aria fredda, che in effetti dava fastidio, esattamente come i peletti dei maglioni che a un certo punto venivano tolti da qualcheduno che lo usava come antistress, come le palline.
“Sì, ne sono sicuro” disse l’asparago, tornando in superficie dopo quella veloce associazione di idee. “Tu mi osservi e ho dei massi. Vuoi che te li tiri?”
“C’è solo un modo sicuro di usare le pietre” disse la segnaletica. “Lanciarle sui vetri della tua amata”
Il problema era che l’asparago non aveva amanti. Come fare?

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