Maneki Neko

Maneki Neko
“Ti ricordi dell’ultima volta in cui hai portato effettivamente fortuna?”
Il Maneki Neko prese a guardare ovunque tranne che dalla parte di chi gli aveva posto la domanda, ossia lo scaffale. Quando era stata?
Aveva mai portato fortuna?
Un brivido lungo la schiena. Del sudore dalla fronte. “Io? Ehm… palla di pelo!”
Un profumo inebriante di cioccolata pervase la stanza.
“Di cioccolato, dunque, spero” disse quest’ultimo. “Perché se non mangi il cioccolato, fuori dal mondo vieni mandato”
“Non so se sia così il modo di dire” fece notare il gatto “E comunque stavo ricordando un’altra cosa, ovvero l’ultima volta che sono stato un portafortuna”
Ricordò di quella volta che erano le undici e un minuto, e Calabritto, un calabrone dritto, stava cercando di oltrepassare il vetro di una finestra.
“Maledizione!” esclamò. “Perché non mi lasci prendere l’autobus?” sbraitò. Il vetro rispose. “Meglio un ritardo oggi che un armadillo domani”
“Maneki Neko! Puoi fare il miracolo, per favore? Devo assolutamente prendere questo tram oppure perderò l’appuntamento con una calabrona che finalmente ha accettato la mia corte!”
Lui ricordava benissimo quelle parole perché, appunto, gli era rimasto impresso il termine “Corte”. Chiese “Addirittura la spedisci alla corte marziale per aver accettato un tuo appuntamento?”
Il calabrone rispose “ma che hai capito? Dobbiamo creare tante uova di calabroni per dare vita a una nuova generazione di insetti che sbattono contro i vetri! Adesso rendilo invisibile, ché devo proprio recarmi a prendere questa mongolfiera! Dai, che poi si fa tardi!”
Lui era un portafortuna, non un mago, e ci voleva un colpo di fortuna per far capire a quell’insetto quasi stupido che poteva aggirare l’ostacolo, piuttosto che attraversarlo.
“Chiedo scusa” intervenne lo scaffale “Non è un aneddoto in cui porti fortuna. Il vetro non l’hai fatto sparire, vero?”
La statuetta del gatto arricciò le labbra. “No, però ho trovato un biglietto da 90 per terra, proprio sul pavimento”
“Beh, mi dispiace dirtelo ma ci troviamo in casa di un falsario, quindi capirai da te che…”
Il Maneki Neko, da rosa, divenne bianco. Lui aveva capito “Casa di un frasario”, non di un falsario, ovvero un criminale. Che pii, come poteva scambiare una banconota da novanta?

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