Quel che un asparago avrebbe detto…/41

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41 … se incontrasse un pentagramma

Entrando nel paesino chiamato Capitolo Quaranta, si innamorò subito. Fu un attimo: Un pentagramma stava portando a spasso le sue semiminime e semibrevi, legati da righe e da spazi, e quelli abbaiavano o piagnucolavano. Una chiave di sol si stava asciugando il sudore, e fu quello il colpo di fulmine che ebbe.
Era sinuosa, tutta curve e anche con un ricciolino che segnalava la fine dei capelli. “Sono stanca” commentò.
“Eh” rispose l’asparago. Si ritrovavano, senza che se lo potessero spiegare, sullo stesso marciapiede. Eppure ero sicuro che quando ho iniziato questo capitolo stavo facendo camminare l’asparago sul marciapiede opposto.
La chiave di Sol guardò l’asparago. “Che, per caso hai dei sassi? Se s’, non usarli sulla mia finestra per richiamare la mia attenzione. Se vuoi conquistarmi, dovrai usare una strategia più al passo coi tempi, capisci che intendo?”
Al passo coi tempi non voleva certo dire portare a spasso le semiminime e le semibrevi, ma perlomeno usare la musica elettronica, che di pentagramma non aveva nemmeno l’odore.
L’asparago lasciò sfilare via la chiave di sol e tutta la sua combriccola che era ancora legata a un guinzaglio aggrovigliato, forse troppo per i gusti della libertà, ma si sapeva, la libertà sceglieva sempre e solo coppette monogusto, forse con un biscotto. Integrale.
Era bellissima. Non la libertà, intendo, ma la chiave di sol. Quella sera, intendo dire poche ore dopo, l’asparago lanciò dei sassi sul vetro della casa, visto che l’aveva anche seguita, rinunciando al panino d’ordinanza di quando si andava nei paesi stranieri.
Uno, due, tutti e venti toccarono il vetro.
“Si può dire che tu abbia una buona mira” esordì la chiave, finalmente aprendo la finestra. “Ma perché hai fatto come ti ho chiesto di non fare? Sei sordo, per caso?”
L’asparago non seppe rispondere. Era davvero bellissima. Poi, comunque, si scostò il ricciolino.

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