I cieli di Alkabeth/02

State per leggere un racconto fantasy, il quarto di questo blog. Spero vi piaccia!

Gerald giaceva a terra in una pozza di sangue. 

“È stato ucciso perché sapeva leggere” disse con voce spezzata Pep. Non riusciva a respirare bene. “Ma… non vedo segni di lotta”  

“Ci sono gendarmi che si muovono silenziosi anche al buio” osservò Alexander, sentendosi in colpa per lo sporco lasciato, che aggiungeva puzza ad altra puzza.  

“Oppure è stato un Succhiatore” aggiunse, a malincuore.  

Pep ascoltò quel terribile nome. La sola immagine del Succhiatore gli veniva in brividi.  

“I Succhiatori non fanno linee così dritte” rispose. “Sono creature della notte, che vivono nei boschi, e di rado si spingono in città. Inoltre, se devono mangiare non sono così precisi. Avrebbero perlomeno mangiato la faccia, o che ne so come mangiano quelle bestie” 

Alexander, tuttavia, si era fermato al dettaglio della loro vita nei boschi. Loro tagliavano gli alberi. E se…? 

Benjamin tuttavia interruppe quei pensieri disperati “È stato ucciso perché… sapeva leggere? Lui sapeva leggere?” 

“Non ne voglio parlare, scusate, andate via” disse Pep, per poi prodursi in lacrime. I due fratelli, però, si sedettero sulla piccola scalinata antistante l’ingresso. Erano anche stanchi di portare un masso incomprensibile in giro, tanto più che dava nell’occhio, in un villaggio così piccolo e sempre dedito al lavoro.  

“Gerald sapeva leggere” insisté ancora Benjamin, perché cercava di scacciare la brutta imamgine dalla sua testa.   

“Chi sa leggere fa una brutta fine!” esclamò Alexander.  

“Dobbiamo chiedere ai nostri genitori” aggiunse infine il fratello minore. “Un ultimo sforzo, Alexander, e vedremo cosa fare di questo coso” 

Nel frattempo, Juliet riferì tutto quanto aveva visto ai gendarmi, dato che il masso aveva creato un certo scompiglio durante la pausa pranzo.  

“… E sono venuti con una pietra gigante, mascherata!” esclamò, calcando ogni parola. I due soldati si guardarono perplessi.  

“Va bene, Juliet, grazie per avercelo detto” cercò di dire uno di loro, placando gli animi. “Ma il problema rimane. Che cosa sono le maschere?” 

“Credo che voglia dire incisioni” suppose l’altro soldato.  

“Sì, è così!” esclamò Juliet, impanicata più di prima.  

“L’unico che conosce la scrittura è Gerald, ma…”  

Si fermò, non potendo ancora dire della sua morte. Aveva origliato, e non sapeva nemmeno se il suo compagno d’arme ne fosse a conoscenza. Stava di fatto che quella mattina aveva sentito il capo del villaggio e una sua sgualdrina ridacchiare, fare il nome di Gerald e qualcosa come tagliarne la gola.  

Tutto ciò perché era stato talmente stupido da imparare a leggere. Tutti sapevano che non si poteva fare, no? Sospirò, la morte arrivava per tutti, in ogni caso.  

Furono tutte sue supposizioni, nel frattempo la signora delle scodelle era tornata calma e cominciò a preparare la cena. Poi tornò col suo compagno a pattugliare.  

“Dovremmo cercare questo masso, Alfred?” chiese. Alfred alzò le spalle.  

“Chi sa leggere qui? Dicevi di Gerald, forse?” 

“Dovremmo interrogarlo” fece evasivo il soldato, non volendo pensare a cadaveri, morti e uccisioni. Per fortuna, aveva mangiato leggero.  

Intanto, Alexander e Benjamin giunsero da Mary e David. Era ormai pomeriggio, la preoccupazione che stava portando una sola pietra stava occupando tutti i pensieri dei ragazzi. Non avrebbero portato neanche un ceppo, a fine giornata, da Bruno.  

Qualcuno lo avrebbe notato, e c’era già stato scompiglio in paese. Pazienza, era ciò che stava pensando Alexander, sempre all’erta.  

“Che ci fate con questo mostro di sopra?” chiese allarmata Mary, neanche erano entrati.  

“Madre, abbiamo…” 

“Non ora, Benjamin, devo finire di filare. Devo raggiungere il numero di oggi, altrimenti non potrò più lavorare” lo interruppe, tornando dunque a filare. David, invece, non sarebbe tornato prima di sera, al lavoro in miniera.  

I due fratelli sapevano che non potevano parlare, e meno mano che il sole tramontava aguzzarono le orecchie. Le notizie si susseguivano: si borbottava della morte di qualcuno, qualcuno che poi si rivelò essere Gerald, ucciso da un Succhiatore vagabondo, che di giorno era stato talmente abile da tagliare la gola a un uomo in maniera netta. Altre voci indicavano Pep, il caro amico di Gerald, come un assassino, ma fu subito scagionato.  

Nessuno si pose altre domande, ma il dolore per la morte di quel simpatico intrattenitore colpì ogni villeggiante.  

“Ma voi perché non state lavorando?” chiese a un certo punto Mary, con gli occhi rossi.  

“Voglio imparare a leggere” rispose Benjamin, che in effetti non aveva mai smesso di guardare le incisioni. Nella sua vita non le aveva mai viste, e si meravigliò della cura con cui erano state fatte.  

“Non credo che riuscirai mai basandoti solo su questa balata” rispose sprezzante Alexander. Ricordava benissimo il corpo supino del vecchio, ucciso proprio per quell’insana passione.  

“Tu stai zitto, deficiente”  

“Deficiente a chi? Sono il maggiore, vuoi che ti denunci?”  

Stavano per accapigliarsi, ma in quel momento apparve sulla soglia David, il robusto e severo padre dei due fratelli.  

Aveva capelli e occhi neri, come loro. L’espressione malinconica, i calli alle mani e tanto sudore, stanchezza, nostalgia.  

“Figli miei” esordì, con un filo di voce. “Perché non siete da Bruno a consegnare il legname? Che cosa fate qua? Che cos’è questo masso?” 

Ha tutto il giorno che combattono con questo masso! Diglielo anche tu!” sbraitò Mary, prima di uscire per andare a consegnare il prodotto della giornata.  

David fissò il monolite. Era trasportabile da due persone, sulle spalle. C’era scritto:  

Per questo di Voi abbiamo bisogno 

Affinché nella notte più buia 

Il Regno verrà, in nome della giustizia  

“Oh, mamma…” commentò tremando. Non riuscì a vedere l’ultimo rigo, perché Alexander aveva poggiato il masso in modo che non si potesse vedere. Tuttavia capì. Senza alcun preavviso, gli venne un bruciore agli occhi che non seppe spiegarsi.  

“Non… non ci credo” disse. “Non ci posso credere. Dovete nascondere questo coso, in un modo o nell’altro” 

“Che stai dicendo? Ma se manco sai leggere?” 

David si ricordò di una cosa. Diversi anni prima, aveva mentito ai suoi stessi figli.  

“Tu sai cosa c’è scritto?” chiese Benjamin.  

“No, non sa leggere” aggiunse Alexander.  

David li guardò e pensò: se erano talmente diversi, perché potevano dirsi fratelli? Si completavano, in un certo senso. Uno riflessivo, ansioso e forse anche un po’ fifone, l’altro invece si sarebbe buttato tra le fiamme se non ci fosse stato il maggiore a tenergli le vesti. Così come se non ci fosse stato Benjamin, forse Alexander non sarebbe mai uscito di casa. Ricordava che prima di prendere un’accetta in mano era stato praticamente costretto.  

“Ragazzi miei” esordì, sedendosi su una sedia. “Non… non voglio parlarne. Pare che sia morto Gerald” 

“Sì, l’abbiamo visto” disse Benjamin. David e Alexander guardarono il ragazzo che si mise subito la mano in bocca.  

“Voi non avete lavorato, oggi?” chiese il minatore. I boscaioli scossero la testa.  

“E avete visto il corpo morto di Gerald, oggi?” chiese ancora.  

I ragazzi annuirono.  

“La situazione è molto grave. Forse interrogheranno Pep, o forse… dove avete trovato questa roccia? Perché l’avete tolta da dov’era messa?” 

Fu Alexander a raccontare tutto, per filo e per segno, con tono accusatorio verso il fratello. David osservò i figli impassibile, mentre anche Mary tornava da fuori. Entro poco sarebbe cominciato il coprifuoco, dunque la donna si mise a preparare la cena. Mentre il figlio raccontava, lei sospirava e le venne da piangere.  

Non avrebbero mai, mai, mai, mai dovuto prendere quel masso da là. Era stato nascosto per un ottimo motivo.  

Posta nel modo in cui l’aveva raccontata Alexander, sembrava solo Benjamin responsabile di tutto. David fece passare un momento di silenzio alla fine del resoconto. Guardò Mary, ancora intenta a preparare una cena che forse non avrebbero mai mangiato.  

“Va… va bene” disse infine. “Non so neanche perché lo sto dicendo, ma…” 

“Fermi tutti!”  

La porta venne spalancata. Un gendarme armato di spada e altri suoi sottoposti puntarono le balestre contro di loro.  

“Dateci la pietra. Adesso, in nome di Lord Evenmoth, nostro sovrano” ordinò con voce squillante.  

“No, Dried” disse sprezzante David, girandosi rivolto verso il capo gendarme, dritto in faccia. “Io e mia moglie sappiamo i rischi che corriamo” 

Mary cominciò a vacillare. Suo marito non aveva detto proprio la verità. Lei aveva paura, di morire, lei e i suoi cari. Aveva sempre amato leggere, di nascosto, per paura dei gendarmi. Conobbe David, lo sposò, ebbe due figli. Leggeva anche lui, le fece conoscere Gerald, che la intortò con assurde idee di liberazione e rivolta. Gerald aveva promesso di insegnarle tutto, poi, però, non li aveva più voluti vedere. I controlli si facevano via via sempre più stringenti, e la roccia così ben visibile era pericolosa. Fu nascosta.  

Come aveva detto Gerald, ciò che era celato doveva riemergere, e, dopo neanche un anno, era riemersa.  

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